Clio Evans: "Cosa ho visto in Libia (e cosa i media hanno taciuto)"
Clio Evans ha incontrato più volte la guida della Jamahiriya libica, Muammar el Gheddafi, e si è recata in Libia anche durante la guerra. L’abbiamo incontrata per conoscere il suo parere sugli eventi in corso. "Molte delle cose che ho visto con i miei occhi - racconta - non sono mai arrivate nelle case degli italiani. Ad esempio le vittime civili della guerra. Noi in un ospedale abbiamo visto molti giovani con le gambe spappolate dalle bombe della Nato, alcuni li abbiamo anche intervistati. Oppure le immagini dei libici dalla pelle scura brutalmente deturpati e massacrati in pubblico dai ribelli, con l’accusa di essere mercenari stranieri. Di queste cose i principali media italiani non hanno mai parlato."
IL PRESIDENTE CINESE XI: CINA E AFRICA CONDIVIDONO LO STESSO DESTINO
Il presidente cinese Xi Jinping ha detto ai capi di Stato e di governo africani che Cina e Africa condividono lo stesso comune destino,...
La Libia mette la Cina sotto i riflettori della scena internazionale
In un momento toccante dell'opera di Shakespeare “Il Mercante di Venezia” Lancillotto Gobbo si rivolge al vecchio padre dicendo: “La verità verrà alla luce, l'assassinio non può essere nascosto a lungo”.
Intervista a Mahdi Darius Nazemroaya
L’articolo che segue è la traduzione italiana dell’intervista rilasciata da Mahdi Darius Nazemroaya a “Life Week”, un’importante rivista cinese con base a Pechino. Nazemroaya è stato intervistato da Xu Jingjing per il servizio speciale di “Life Week” riguardante l’AFRICOM e la Libia il 1 Aprile.
In Marocco il nuovo Premier è un Fratello Musulmano
Le analogie tra la situazione marocchina e quella egiziana di transizione alla democrazia sono forti: in entrambi i Paesi, i movimenti giovanili hanno mosso dure critiche in merito alle rispettive elezioni, considerate “specchietti per le allodole”, un espediente che lascerebbe il potere reale (potere di veto in ambito legislativo, nomine governative, controllo del sistema di sicurezza nazionale) nelle mani del Re, nel caso marocchino, e dell’esercito, nel caso egiziano. Molti giovani hanno così optato per il boicottaggio delle elezioni, continuando a chiedere il passaggio del potere nelle mani di un governo civile. A differenza di quanto accaduto in Egitto, in Marocco il Partito islamista Al-Adl Wa Al-Ihsan si è unito alla protesta dei giovani laici boicottando le elezioni.
Il Fronte di Liberazione della Libia si organizza nel Sahel
“Sahel” in arabo significa “costa” o “litorale“. Sebbene fosse presente 5000 anni fa quando, secondo gli antropologi, le prime colture del nostro pianeta iniziarono allora a lussureggiare in questa regione, oggi semi-arida, dove le temperature raggiungono i 50 gradi, e solo i cammelli e un assortimento di creature possono fiutare sorgenti d’acqua; sembra uno strano nome, per questo luogo geografico largo 450 miglia di sabbia cotta, che si distende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso.
Libia al collasso
La separazione di fatto della Libia in due parti riapre ferite che si credevano ormai rimarginate. Anche qualora il leader libico venisse ucciso o il regime implodesse, non si avrebbe l’unificazione della Libia sotto un governo democratico, ma uno “stato fallito” nel quale tribù, clan e bande armate si fronteggerebbero in un crescente disordine. Il mancato impegno negoziale e diplomatico dei paesi occidentali e la folle scelta dell’intervento armato sembrano preludere a questo scenario devastante.
La Guerra in Libia, una guerra per l'Africa
L'Africa è la scacchiera in cui si gioca la partita tra un occidente sempre meno credibile sul piano diplomatico, e perciò guidato da una violenza disperata, e il blocco anti-egemonico in ascesa del BRICS. Alle mosse sconclusionate e azzardate della NATO in Libia e nella Costa d'Avorio, il BRIC risponde con la spettacolare ed efficace contromossa in Sud Africa: sviluppo e progresso contro violenza e distruzione.
“Rovescia il regime, ripudia il debito!”
All’insegna di questo slogan si è svolta la Conferenza promossa dai membri della Campagna popolare per l’estinzione del debito egiziano lo scorso 31 ottobre. Obiettivo della stessa quello di rinegoziare e ripudiare i debiti della nazione, quando provati ingiusti e illegittimi, in base alla dottrina del “debito odioso”. S’intuisce facilmente l’enorme potenziale di tale principio, una volta applicato a istituzioni internazionali quali Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale.
Omar Suleiman – collaboratore di lunga data con Israele e USA
Il vice presidente egiziano Omar Suleiman, ex capo dei servizi segreti e capo delle operazioni di tortura e’ il pubblico ufficiale identificato da Israele piu’ di due anni fa come candidato favorito alla successione del presidente Hosni Mubarak, secondo quanto trasmesso da WikiLeaks questa settimana.















