Parola chiave: NATO
Il "prezzo del sangue": perché Gheddafi è stato ucciso (ma la guerra non finirà...
Se quando la NATO va in trasferta al di là del Mediterraneo prestasse più attenzione alle tradizioni culturali dei Paesi che ‘visita’ molti errori potrebbero essere evitati. Anche nel caso della guerra in Libia e della morte del Colonnello è la chiave antropologica la più adatta a rendere conto delle reali dinamiche sociali che si nascondono dietro i titoli altisonanti della stampa occidentale.
I cristiani d'Oriente contro l'ingerenza occidentale
La guerra contro la Siria, pianificata da Stati Uniti, Francia e Regno Unito per metà novembre 2011, è stata bloccata in extremis dai veti di Russia e Cina, al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Secondo Nicolas Sarkozy, che ha informato della questione il Patriarca maronita durante un burrascoso incontro all'Eliseo il 5 settembre 2011, il piano prevede l'esclusione dei cristiani mediorientali da parte delle potenze occidentali. In questo contesto, in Europa ha preso il via una campagna mediatica che accusa i cristiani d'Oriente di collusione con le dittature. Madre Agnès-Mariam della Croce, madre superiora del monastero di San Giacomo il mutilato, a Qara (Siria), risponde a questa propaganda bellica.
Brevi considerazioni dopo la morte di Muammar Gheddafi
Il coro mediatico di oscena gioia dopo la morte di Gheddafi (ucciso come un topo nascosto in una fogna, eccetera) deve essere per noi motivo di insegnamento. Fra pochi giorni il circo mediatico se ne dimenticherà, come è sua consolidata abitudine, ma è bene fissare subito sulla carta alcuni elementi di riflessione. Il problema è quello di maturare un vero punto di vista alternativo.
Il prossimo Nobel per la pace
La morte violenta di Mu'ammar Gheddafi ha subito richiamato alla mente quella di Saddam Hussein, solo di pochi anni precedente. Malgrado certe differenze palesi (Hussein non fu assassinato da una manica di balordi armati di telefonini, ma giustiziato dopo un più o meno regolare processo), le analogie sono evidenti, tanto che il parallelo è stato subito fatto proprio dalla stampa. Un paio di similitudini si sono però perse nel discorso “mainstream”.
L’Afpak tra dilemmi e incertezze
A dieci anni dall’intervento statunitense e della NATO, l’Afghanistan si trova in una condizione sempre più difficile. Unitamente all’incertezza del futuro politico afghano si registra negli ultimi mesi l’incapacità degli Stati Uniti di gestire l’intricata situazione interna; questa è legata a una sorta di “dilemma” nel considerare il proprio approccio nei confronti del Pakistan, paese indispensabile per la sua posizione geopolitica. Islamabad non intende abbandonare l’influenza sull’Afghanistan poichè percepisce la propria sicurezza legata a doppio filo con Kabul. Il recente avvicinamento tra Karzai e l’India può complicare la situazione.
NATO e Russia alla luce delle nuove dottrine strategiche
A vent’anni dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica e dallo scioglimento del Patto di Varsavia (1 luglio 1991) la dialettica politico/militare tra la NATO e l’erede dell’URSS – la Federazione Russa – ha assunto un minor grado di scontro, basti menzionare la minore diffidenza a livello politico e la creazione del consiglio NATO-Russia. Malgrado la distensione successiva al periodo della “pax armata sovietico-americana”, tuttavia, la rivalità strategica tra le due potenze, emersa dalle nuove dottrine militari elaborate nel 2010, è spiegabile alla luce delle interpretazioni che la geopolitica classica ha fornito all’analisi delle relazioni internazionali.
Kosovo: ancora fumo dalla polveriera d’Europa
27 luglio, due giornate di tensioni sui valici di confine Bernjak e Jarinje nella zona nord del Kosovo, municipalità di Mitrovica, si concludono con l’esplosione di un ordigno e scontri che provocano la morte di un poliziotto kosovaro e il ferimento di altri tre. La tensione è salita in seguito alla decisione di Pristina di inviare ufficiali di reparti speciali della polizia kosovara a prendere controllo dei valici nord 1 e 31 che collegano il Kosovo con la Serbia. La decisione ha scatenato la risposta della minoranza serba maggioritaria nell’area, che non riconosce l’autorità di Pristina e continua a fare riferimento alle istituzioni serbe che svolgono de facto la maggior parte delle funzioni amministrative sul territorio.
Guerra di Libia, guerra d'Africa
Il conflitto in Libia ripropone sulla scena internazionale l’importanza di un quadrante geopolitico, quale quello nordafricano, di per sé non scindibile dalle dinamiche che attengono ai delicati equilibri internazionali. Eppure, esso non è solo parte delle fibrillazioni in atto sulle sponde del Mediterraneo e nella vasta area arabo-mussulmana fino al Golfo Persico. La guerra di Libia è un’altra guerra d’Africa. Geograficamente, ma ancor di più strategicamente.
Destabilizzazione interna ed intervento NATO. Dal Kosovo alla Libia
Il nostro redattore Stefano Vernole, autore di vari libri sul Kosovo, ha tenuto la conferenza Destabilizzazione interna ed intervento NATO: dal Kosovo alla Libia a Benevento, il 24 settembre scorso. L'evento è stato organizzato dall'associazione locale "Millenium" ed introdotto da Orazio Maria Gnerre. Di seguito il video integrale dell'incontro.
Clio Evans: "Cosa ho visto in Libia (e cosa i media hanno taciuto)"
Clio Evans ha incontrato più volte la guida della Jamahiriya libica, Muammar el Gheddafi, e si è recata in Libia anche durante la guerra. L’abbiamo incontrata per conoscere il suo parere sugli eventi in corso. "Molte delle cose che ho visto con i miei occhi - racconta - non sono mai arrivate nelle case degli italiani. Ad esempio le vittime civili della guerra. Noi in un ospedale abbiamo visto molti giovani con le gambe spappolate dalle bombe della Nato, alcuni li abbiamo anche intervistati. Oppure le immagini dei libici dalla pelle scura brutalmente deturpati e massacrati in pubblico dai ribelli, con l’accusa di essere mercenari stranieri. Di queste cose i principali media italiani non hanno mai parlato."












