Washington e la “Trump Route”
L’8 agosto 2025, nel giardino delle rose della Casa Bianca, Donald Trump ha annunciato con enfasi la firma di un accordo “storico” tra Armenia e Azerbaigian[1]. La cerimonia è stata orchestrata con la consueta attenzione all’impatto mediatico: bandiere di tutti i Paesi coinvolti, sorrisi diplomatici e un discorso che, secondo il copione della diplomazia trumpiana, ha mescolato retorica di pace e autocelebrazione.
Sul piano ufficiale, l’intesa è stata presentata come un passo epocale per la stabilità nel Caucaso meridionale, teatro di guerre intermittenti e crisi umanitarie dagli anni ’90, e si articola in tre punti principali: la normalizzazione delle relazioni tra Yerevan e Baku, la garanzia reciproca dell’integrità territoriale e la creazione di una nuova infrastruttura denominata “Trump Route for International Peace and Prosperity”, un corridoio logistico che attraverserà territori strategici per collegare direttamente il Mar Nero e il Mar Caspio.
La particolarità che suscita più attenzione geopolitica è la gestione esclusiva del corridoio da parte di Washington[2]. Questo significa che, di fatto, gli Stati Uniti disporranno di un’infrastruttura transfrontaliera nel cuore del Caucaso, con potenziale uso sia civile che strategico. La storia insegna che simili vie di comunicazione – strade, ferrovie, oleodotti – sono strumenti di potere prima ancora che di commercio.
Per l’Iran, questa mossa rappresenta l’installazione di un avamposto ostile a ridosso del proprio confine nord-occidentale. A differenza di progetti precedenti, qui non si tratta di influenza indiretta tramite alleati locali, ma di presenza diretta, legittimata da un accordo multilaterale e dotata di protezione politica statunitense.
L’allarme dei media iraniani
Poche ore dopo l’annuncio, in Iran si sono moltiplicate le reazioni critiche. Tra queste spicca l’editoriale del Jomhuri Eslami[3], quotidiano vicino agli ambienti conservatori e religiosi. Il giornale ha accusato la diplomazia di Teheran di “sonno profondo” per non aver reagito in tempo alla crescente influenza israeliana in Azerbaigian.
Il testo fa riferimento a precedenti episodi in cui il territorio azero sarebbe stato utilizzato come piattaforma per operazioni di intelligence e attacchi mirati contro interessi e personalità iraniane, attribuiti a Israele. Questi episodi – veri o presunti – hanno alimentato negli anni un clima di sfiducia verso Baku, nonostante la contiguità culturale e religiosa tra iraniani e azeri.
Per Jomhuri Eslami, il punto di svolta è proprio l’ingresso esplicito di Washington nella partita. Non più un’influenza velata, ma la creazione di una presenza fisica, con personale, mezzi e infrastrutture che l’Iran non potrà ignorare. Nel linguaggio strategico iraniano, questa è una “testa di ponte” americana, che può essere rapidamente adattata a funzioni di sorveglianza, proiezione militare e contenimento dell’Iran.
La risposta di Velayati
A rafforzare la lettura dura di Teheran è intervenuto Ali Akbar Velayati, consigliere per gli Affari Internazionali della Guida Suprema. Figura di lungo corso nella diplomazia e nella politica estera iraniana, Velayati ha etichettato il corridoio come una “cospirazione” finalizzata a modificare i confini e a smembrare l’Armenia[4].
In dichiarazioni riprese da Press TV[5] e Tasnim News[6], Velayati ha usato un linguaggio volutamente provocatorio: il Caucaso, ha detto, “non è una regione che Trump possa semplicemente affittare”. Un richiamo implicito alla logica economico-immobiliare che ha spesso contraddistinto il discorso pubblico dell’ex presidente USA.
La frase più significativa riguarda però la disponibilità dell’Iran a bloccare il progetto con o senza il sostegno russo, una puntualizzazione che ha un doppio valore: rassicurare l’opinione pubblica interna sul fatto che Teheran non resterà passiva e inviare un messaggio a Mosca, tradizionale alleata ma talvolta ambivalente nelle sue mosse nel Caucaso, che l’Iran è pronto a muoversi autonomamente. Velayati ha anche ricordato che il primo ministro armeno, in visita a Teheran, avrebbe espresso contrarietà al progetto, un dettaglio che serve a mostrare come il corridoio non goda di unanime consenso nemmeno nei Paesi teoricamente beneficiari.
Il Caucaso come crocevia strategico
Per comprendere la durezza delle reazioni di Teheran, occorre inquadrare il Caucaso meridionale all’interno di una prospettiva storica e strategica di lungo periodo. Questa regione, racchiusa tra il Mar Nero e il Mar Caspio, è stata per secoli crocevia di commerci e punto di contatto – o di scontro – tra tre grandi sfere di influenza: quella russa, quella ottomana e quella persiana. La sua posizione geografica, al confine tra Europa orientale e Asia occidentale, la rende un passaggio naturale per merci, eserciti e culture, ma anche un teatro privilegiato di competizione geopolitica.
Le catene montuose del Caucaso, insieme a valli e corridoi naturali come la storica via di Darial e il passo di Verkhny Lars, hanno determinato nei secoli la strategia militare e commerciale delle potenze vicine. In epoca moderna, queste rotte sono state integrate in grandi progetti infrastrutturali come oleodotti e gasdotti, tra cui il BTC (Baku-Tbilisi-Ceyhan) e il TANAP (Trans-Anatolian Pipeline), che collegano i giacimenti del Mar Caspio ai porti turchi e al mercato europeo, bypassando sia la Russia sia l’Iran.
Dopo il crollo dell’URSS nel 1991, il Caucaso meridionale si è trasformato in un mosaico di Stati indipendenti ma vulnerabili – Armenia, Azerbaigian e Georgia – segnati da conflitti etnici e territoriali mai completamente risolti. La Russia considera la regione parte della propria “sfera di influenza naturale” e mantiene basi militari in Armenia e una forte presenza in Abkhazia e Ossezia del Sud. La Turchia, spinta da legami etnici e linguistici, ha sviluppato un’alleanza strategica con l’Azerbaigian, usando il concetto di “due Stati, una nazione” come strumento politico ed economico.
Per l’Iran, il Caucaso è più di un confine settentrionale: è un corridoio per i commerci verso il Mar Nero e una zona di sicurezza cuscinetto. Qualsiasi cambiamento nella configurazione politica o infrastrutturale dell’area può ridurre la profondità strategica di Teheran e aumentare la possibilità che potenze ostili si insedino vicino ai suoi confini. Per l’Occidente, infine, il Caucaso è un passaggio chiave per progetti come il “Middle Corridor” e altre vie di transito che mirano a integrare Asia ed Europa riducendo la dipendenza dalle rotte controllate da Mosca e Teheran.
In questo contesto, la “Trump Route” assume un significato che va oltre l’economia: è un segnale di penetrazione politica e militare statunitense in un’area dove la presenza fisica, attraverso un corridoio internazionale gestito da Washington, può condizionare gli equilibri regionali e limitare le mosse di Russia e Iran.
Scenari futuri
Gli sviluppi dipenderanno da variabili interconnesse. Sul piano diplomatico, la capacità americana di mantenere l’appoggio di Yerevan e Baku sarà determinante. Sul piano strategico, l’Iran dovrà decidere se limitarsi a una guerra di dichiarazioni o passare a forme di pressione tangibile, dal sostegno a forze locali ostili al corridoio fino a possibili azioni sul terreno.
La Russia, pur contraria, potrebbe essere tentata da un compromesso se ciò le consentisse di mantenere altri vantaggi nello spazio post-sovietico. Nel frattempo, la Turchia osserva: se il corridoio aprisse spazi di cooperazione economica, Ankara potrebbe cercare di trarne vantaggio, bilanciando tra NATO e rapporti regionali.
Il rischio, in ogni caso, è che la “Trump Route” diventi un detonatore. Se la tensione tra Iran e Stati Uniti dovesse salire, il Caucaso potrebbe trasformarsi in un teatro di crisi collaterale, con implicazioni per tutta la sicurezza eurasiatica.
NOTE
[1] Trump announces peace agreement between Azerbaijan and Armenia, Andrea Shalal, “Reuters”, 8 agosto 2025 – https://www.reuters.com/world/trump-announces-peace-agreement-between-azerbaijan-armenia-2025-08-08/
[2] Iran and Russia stand to lose from US deal with Azerbaijan and Armenia, “The Guardian”, 9 agosto 2025 – https://www.theguardian.com/world/2025/aug/09/iran-and-russia-stand-to-lose-from-us-deal-with-azerbaijan-and-armenia
[3] “روزنامه جمهوری اسلامی: ماجرای ارمنستان و آذربایجان دستگاه دیپلماسی ما را از خواب سنگین بیدار میکند؟”, “Jomhouri Eslami”, 9 agosto 2025 – http://www.asriran.com/fa/news/1083841
[4] Iran vows to block US-backed Caucasus corridor with or without Russia, “Iran International”, 9 agosto 2025 – http://www.iranintl.com/en/202508093340
[5] Iran’s Velayati describes Zangezur Corridor as geopolitical scheme to undermine security, “Press TV”, 27 luglio 2025 – http://www.presstv.ir/Detail/2025/07/27/751962/Iran-Ali-Akbar-Velayati-describes-Zangezur-Corridor-geopolitical-scheme-undermine-security-cover-project-US-Israel
[6] Iran’s Velayati decries fresh push for Zangezur corridor, “Tasnim News”, 5 agosto 2025 – http://www.tasnimnews.com/en/news/2025/08/05/3369561/iran-s-velayati-decries-fresh-push-for-zangezur-corridor
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