Il 22 dicembre dell’anno appena trascorso si è tenuto a Tel Aviv un vertice fra tre Capi del Governo: il padrone di casa Bibi Netanyahu, il greco Mitsotakis e il greco-cipriota Christodoulides. Netanyahu ha sinteticamente rappresentato il tema dell’incontro: “Oggi abbiamo concordato di approfondire la nostra cooperazione in materia di sicurezza e di difesa. A coloro che immaginano di ristabilire i loro imperi e la loro sovranità sulle nostre terre dico: scordatevelo, non accadrà mai”. Il richiamo alla Turchia e all’”aspirante sultano” Erdoğan è evidente, in linea con quanto segnala l’agenzia di stampa israeliana Kan: negli stessi giorni del vertice il comandante dell’aeronautica israeliana, Tomer Bar, ha incontrato gli alti ufficiali delle forze aeree greca e greco-cipriota, facendo seguito alle esercitazioni aeronautiche congiunte Israele-Grecia compiute all’inizio di novembre. C’è di più: il quotidiano ellenico “Ta Nea” ha riferito che Israele, Grecia e Repubblica di Cipro (la Cipro greca) stanno preparando una forza di intervento rapido nel mar Egeo e nel Mediterraneo (insomma, di fronte alla Turchia) comprendente fra l’altro sottomarini israeliani e greci; una forza in allestimento nel 2026 che vedrà schierati circa mille militari greci, altrettanti israeliani e 500 greco-ciprioti. L’israeliano “Jerusalem Post” conferma la notizia. Quanto ai missili Spike acquistati dai Greci proprio da Israele, saranno schierati nella regione dell’Evros, confinante con la Turchia, e nelle isole dell’Egeo orientale.
Il presidente greco-cipriota, Christodoulides, il 21 dicembre ha rincarato la dose provocando pesantemente la Turchia: ha esaltato il massacro compiuto dall’organizzazione paramilitare EOKA nel 1963 (proprio il 21 dicembre) a spese dei Turchi residenti a Cipro e qualificandolo come “eroismo”, “punto di svolta nella storia moderna di Cipro”. Il vicepresidente turco Yılmaz ha risposto che si è invece trattato di una macchia oscura e indelebile nelle relazioni fra le due comunità presenti nell’isola.
C’è da osservare che la Repubblica di Cipro si è rapidamente trasformata in un vero e proprio avamposto del regime sionista, fra lo sconcerto di buona parte della sua popolazione. Dopo i fatti del 7 ottobre 2023, circa 15.000 israeliani benestanti si sono trasferiti a Cipro – del resto sono non meno di 4.000 gli immobili acquistati dagli israeliani nell’isola a partire dal 2021. Scambi importanti nel settore energetico sono poi in programma: è prevista – anche se di non facile realizzazione – la posa in acque profonde di un cavo lungo oltre mille chilometri che collegherà le reti elettriche di Israele, Cipro greca e Grecia, mentre Tel Aviv e Nicosia hanno sottoscritto un importante accordo per la fornitura di gas naturale. Ma è soprattutto il caso della base aerea di Akrotiri, gestita in autonomia dagli inglesi in territorio cipriota, a testimoniare la funzionalità greco-cipriota nei piani di Israele: come attesta il documentario del britannico “Declassified UK” (presente su You Tube), realizzato dai giornalisti Alex Morris e Phil Miller, sono centinaia i voli “di sorveglianza” fatti dalla RAF su Gaza, con immagini in tempo reale e informazioni poi puntualmente passate all’esercito israeliano. Una complicità attiva nel massacro dei Palestinesi in corso, che a quanto pare non ha minimamente turbato le autorità di Nicosia (un altro focus del documentario comprova invece il malcontento di molti Ciprioti per il vergognoso comportamento del governo greco-cipriota in questo frangente).
Al contempo Israele preme con virulenza sui Turchi, che non gradiscono il genocidio in corso a Gaza e la politica espansionistica sionista. “Yeni Şafak”, popolare quotidiano turco, denuncia la propaganda israeliana contro la campagna “Turchia senza terrorismo”, che invita alla pacificazione fra Turchi e Curdi e a raccogliere l’appello di Öcalan per porre fine alla guerriglia armata. La propaganda israeliana, animata dal ministero della Diaspora, enfatizza il tema della “fratellanza curdo-israeliana”; sui social media interventi di numerosi “sostenitori del Kurdistan” esaltano “Israele protettore dei Curdi”, “l’unità fra Curdi, Drusi e Israeliani” e il capo del gruppo terrorista YPG, Mazlum Kobani. Risulta che i servizi israeliani e il ministero della Diaspora gestiscono messaggi e interventi mediatici offrendo in determinati casi 7000 dollari a testa per contenuti (testi, immagini, video) di sostegno a Israele e di critica alla campagna di pacificazione turca.
L’azione antiturca del regime sionista si espande peraltro anche in altri ambiti: è noto il caso della Siria, dove il confronto fra Tel Aviv e Ankara è accesissimo, ma possiamo aggiungere un nuovo fronte in Africa, e precisamente in Somalia, foriero di altre frammentazioni e disintegrazioni appositamente provocate. Il 26 dicembre Israele, ben consapevole della rilevante influenza turca sul Paese africano – sia dal punto di vista economico che da quello militare – ha riconosciuto l’indipendenza del cosiddetto Somaliland, che occupa alcune province della Repubblica Somala. È un riconoscimento arbitrario che, ad oggi, nessun Paese al mondo, né tanto meno l’ONU, ha compiuto. Sulla Somalia potete leggere su questo sito informatico una disamina approfondita e particolareggiata; qui abbiamo soltanto posto l’accento sul confronto Israele – Turchia.
Torniamo invece alla “Triplice Alleanza “ ostile alla Repubblica Turca. Va detto che Ankara possiede un alleato che tendenzialmente aumenta il grado di conflittualità: quella Repubblica Turca di Cipro del nord che nessun Paese al mondo – tranne la Turchia – riconosce come Stato. L’incapacità dell’Unione Europea di favorire un accordo fra la parte greca e quella turca, accompagnata dalla chiusura all’integrazione della Turchia nell’Unione, ha sancito una frattura all’interno dell’Europa che è veramente grave e priva di senso. Questa situazione ha finito col polarizzare le forze in campo, spingendo ad esempio la Cipro greca nell’ambito degli ultras atlantisti, in polemica … con l’Iran. Il 17 dicembre scorso la Repubblica Islamica ha inviato una nota diplomatica di protesta all’Amministrazione greco-cipriota – tramite convocazione dell’ambasciatore – per una dichiarazione congiunta rilasciata dalla Repubblica di Cipro e dagli Emirati Arabi Uniti in cui si sosteneva la pretesa emiratina di sovranità su alcune isole del Golfo Persico appartenenti all’Iran: Abu Musa, Grande Tunb, Piccola Tunb, territori strategicamente importanti che Israele vedrebbe di buon occhio sottratti alla Repubblica Islamica. La Repubblica di Cipro si adegua ai desiderata del potente alleato.
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