Non cambia la Ostpolitik

Il nuovo governo di centrodestra tedesco non modificherà di una virgola la politica verso la Russia. Non ci saranno stravolgimenti, ripercussioni, cambiamenti di rotta. Berlino e Mosca continueranno ad avere buoni, ottimi rapporti. Anzi, l’asse si salderà sempre di più. Basta sapere come vanno le cose oggi e dare un’occhiata a qual è stata la strategia al Kanzleramt e al Cremlino negli ultimi vent’anni.

Stati Uniti: malgrado la crisi aumentano i bilanci dello spionaggio

Mentre decine di migliaia di cittadini statunitensi dormono nella loro automobile o sui marciapiedi a causa dell'impatto devastante della crisi economica, il sistema di spionaggio e d'ingerenza degli Stati Uniti raggiunge proporzioni mai conosciute nella storia di questo paese. In quindici anni, secondo le cifre ufficiali, le spese delle 16 agenzie di informazione degli Stati Uniti sono passate da 26 miliardi di dollari (1994) a 75 miliardi, secondo quanto confermato questo 16 settembre, in una conferenza stampa, dallo " zar" dell’Intelligence USA, Dennis Blair. Peggio ancora, il numero di funzionari utilizzati in questo sistema gigantesco d'infiltrazione, d'intelligence, di disinformazione e di aggressione raggiunge ora i 200.000, senza contare la legione di agenti, di informatori, di collaboratori che la macchina "imperiale" ingrassa in tutti gli angoli del mondo allo scopo di mantenere il suo dominio.

La Russia e la sicurezza europea

Nell’ambito del programma “Il tema del giorno” trasmesso dall’emissione araba del canale Russia Today, l’emittente televisa russa ha invitato Tiberio Graziani, direttore di Eurasia. L’argomento trattato ha riguardato i rapporti tra la Russia e i Paesi europei in relazione alla “sicurezza europea”.

Lisbona: Quali implicazioni geopolitiche?

Irlanda: il 2 ottobre 2009, in occasione del secondo referendum sul Trattato di Lisbona, “il sì” l’ha spuntata con il 67,13% contro il 32,87% del no. La partecipazione si è elevata al 59%. Sono i risultati definitivi comunicati dai media irlandesi. Prossime tappe: Varsavia e Praga dove si attendono ormai le firme dei due presidenti ceco e polacco. Se il trattato di Lisbona diventasse effettivo, quale sarebbero le prospettive ed i limiti in materia di difesa? A questo interrogativo risponde il geopolitici francese Pierre Verluise.

Un attacco contro l’Iran non sarebbe che un preludio alla realizzazione dei veri obiettivi...

Dopo aver attaccato l’Iran, verosimilmente Israele se la prenderà simultaneamente con Hamas a Gaza e con Hezbollah in Libano; inoltre riprenderà un controllo totale sulla Cisgiordania occupata. S’impadronirà totalmente della Cisgiordania, perché, nonostante alcune discordie tra Hamas ed el Fatah, una tale massiccia aggressione degli Israeliani sarà considerata non solo un attacco contro Hamas, bensì un’aggressione contro il popolo palestinese nel suo insieme. Ben presto, i Palestinesi scopriranno che un attacco così massiccio ha in realtà un solo scopo: distruggere ogni resistenza palestinese, sia essa di el Fatah oppure di Hamas, occupare completamente tutti i territori palestinesi, sottomettere la totalità del popolo palestinese e dissolvere l’Autorità palestinese, mettendo fine una volta per tutte ad ogni speranza di edificare uno Stato palestinese.

Barbarie inaudite in Europa

Negli oltre 60 cimiteri ortodossi serbi del Kosovo e Metochia tutte le tombe sono state distrutte dagli albanesi. Dragan Mraovic, intellettuale serbo già console jugoslavo in Italia, in un appassionato articolo denuncia la disinformazione occidentale.

Iraq: la resistenza naqshband

A sentire il comando americano, l’Esercito degli uomini della Naqshbandiyya - Jaysh Rajal al-Tariqa al-Naqshbandiyya (JRTN) – è oggi l’organizzazione della resistenza irachena che più minaccia il regime di Bagdad. Resa ufficiale il 30 dicembre 2006, nella notte dell’esecuzione del presidente Saddam Hussein, esso fa parte del Comando supremo per lo Jihad e la Liberazione, il fronte diretto da Izzat Ibrahim al-Duri, capo del partito Baas clandestino, sulla cui testa pende una taglia di 10 milioni dollari, vivo o morto!

Armamenti in Sud America: il Venezuela cede all’Ecuador Sei caccia-bombardieri Mirage 50

Il presidente ecuadoriano Rafael Correa ha annunciato, il 28 settembre, che riceverà sei jet Mirage 50 "in buono stato", donati dal Venezuela, tra le preoccupazioni per una corsa agli armamenti sudamericana. "Il Venezuela vuole darci sei jet Mirage ... stiamo per accettarle", ha detto Correa nella città settentrionale di Ibarra. Correa ha aggiunto che il paese stava discutendo l'acquisto di 12 caccia dal Sud Africa e 24 Super Tucano provenienti da Brasile, nonché sistemi radar ed elicotteri. È solo l'ultimo segnale di un potenziamento militare in Sud America e gli Stati Uniti hanno avvertito che potrebbe diventare una corsa agli armamenti. Il Venezuela, del presidente di sinistra Hugo Chavez, ha recentemente annunciato un accordo di 2,2 miliardi di dollari per comprare armi dalla Russia.

Il futuro dell'Europa è la Russia!

"Non c'è dubbio che la fine della Guerra Fredda" abbia segnato la fine della fase più lunga dello sviluppo internazionale - 400-500 anni, durante...

Energia e grandi infrastrutture per l'integrazione eurasiatica

In margine al Forum Italo-Russo (Verona, 3 ottobre 2009) dedicato alle Olimpiadi invernali che avranno luogo nella città di Sochi nel 2014, il nostro direttore, Tiberio Graziani, ha avuto un informale e breve incontro con la Sig.ra Svetlana Jur'evna Orlova, presidentessa dell'Assemblea Parlamentare della Comunità degli Stati Indipendenti e vice-presidentessa del Consiglio Federale (camera alta) della Federazione Russa.
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