I giornalisti Thierry Meyssan e Mahdi Darius Nazemroaya minacciati di morte a Tripoli

I giornalisti Thierry Meyssan e Mahdi Darius Nazemroaya minacciati di morte a Tripoli. A Tripoli, i bombardamenti sono ripresui verso le ore 10:20 di...

"Turchia, ponte d'Eurasia": una recensione

Il saggio di Aldo Braccio, profondo conoscitore del mondo turco, assume un prestigio particolare se messo in relazione con l'attuale congiuntura storica. Dalla lucida disamina offerta da Aldo Braccio emerge il ritratto di una nazione proiettata verso il futuro mantenendosi allo stesso tempo legata al proprio passato, capace di ereditare alcuni dei fattori fondamentali che avevano reso grande l'impero della Sublime Porta.

Israele, un altro autogol

Un'analisi pungente e precisa riguardo la storia, infinita e ricca di sorprese, della Freedom Flotilla 2, la cui perseveranza mette a dura prova le resistenze israeliane circa la validità e la necessità di continuare l'embargo a Gaza. Tutto questo non trascurando le valutazioni di paesi limitrofi direttamente interessati, quali Grecia e Turchia. La storia di un attivismo condito di umanità e di determinazione il cui destino rimane tuttora incerto.

"Progetti di egemonia": una recensione

Il rapporto fra Stati Uniti e Israele è sempre stato legato al concetto di special relationship, ovvero all’idea di una relazione, un’alleanza “speciale” che andrebbe al di là della pura strategia geopolitica. Il libro di Zanitti propone un’analisi dettagliata del rapporto non solo fra i due Paesi, ma anche fra il partito Neoconservatore statunitense e il partito Neorevisionista israeliano. La tesi che guida il libro è che tale rapporto fra le due nazioni sia frutto non solo di una profonda condivisione di valori considerati giusti a prescindere, ma anche di un ‘eccezionalismo’ di entrambe. I due movimenti politici, nonostante siano nati in contesti geografici e culturali molto distanti fra loro, avrebbero, così come sottolinea Zanitti, degli interessanti punti di contatto.

Quattro mesi di guerra in Libia

L'operazione militare della Nato contro la Libia, condotta principalmente dalle forze armate di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, sta accelerando la formazione di un nuovo sistema di relazioni internazionali. Allo stesso tempo, la guerra funge da poligono di tiro per testare la strategia degli Stati Uniti con l'Africa Command (USAFRICOM) in una situazione di combattimento reale, così come l'efficienza delle nuove armi ...

La destabilizzazione del Vicino e Medio Oriente

Allo spazio concesso dal tritacarne mediatico alle sommosse che hanno agitato il Libano, l’Iran e la Siria fa da palese contraltare all’occultamento di cui sono stati oggetti i moti in Arabia Saudita e Bahrein, in cui le rivolte delle rispettive componenti sciite rischiavano di alterare i precari equilibri geopolitici e provocare pericolosi slittamenti filo iraniani che avrebbero minato i piani egemonici statunitensi ed israeliani.

A Bengasi l'insurrezione colorata si disintegra

I musulmani sono invitati a cessare le ostilità durante il mese di Ramadan. Niente di significativo dovrebbe aver luogo sul piano militare in Libia fino al 28 agosto. Ma chi si avvantaggia del tempo che passa? Oggi ci sono più di 70 gruppi armati, noti come “ribelli”. Quasi tutti riconoscevano l’autorità di Abdel Fatah Younes, che ha tentato di coordinarli. Dal momento dell’annuncio della sua morte, ogni gruppo ha ripreso la sua autonomia. Alcuni, che hanno creato un proprio governo, cercano di ottenere il riconoscimento dagli Stati membri della Coalizione, tra cui il Qatar, allo stesso titolo del CNT.

Cina – Iran: un’accoppiata (in)discussa

Gli occhi del mondo sono puntati sull'entente bilaterale tra Pechino e Tehran: un rapporto la cui parabola evolutiva merita di essere attentamente visionata. Tra economia e politica, e nell'ambito dell'importante SCO, ecco una panoramica della ribadita alleanza e dele prospettive future.

Il Ba'th siriano nella morsa tra complotto e riforme

Sebbene considerata un fenomeno omogeneo, la celebre "primavera araba" possiede molteplici sfaccettature che variano notevolmente a seconda dei contesti di origine. Non esiste, pertanto, una primavera araba, piuttosto esistono diversi movimenti di protesta che acquisiscono delle peculiarità proprie ed autentiche rispetto a date circostanze. Questa considerazione è di estrema importanza per comprendere ciò che accade oggi nel mondo arabo e per vagliare con cautela la raffica di informazioni che quotidianamente giunge fino a noi. Pertanto, sarebbe bene considerare la congiuntura politica della Siria attraverso una chiave di lettura che collochi il paese in un complesso gioco di intrecci e dinamiche internazionali.

Politica economica post-Mubarak: quale interpretazione?

L’economia è da sempre il metro di giudizio per eccellenza nelle decisioni politiche e militari egiziane. Come sta reagendo l’economia egiziana alla fase post-Mubarak? Perché proprio in questa delicata fase sembra rinunciare agli aiuti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale? Quali sono i possibili risvolti nel gioco degli equilibri tra la sponda atlantica e il Medio Oriente e Africa del Nord?
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