Negli ultimi sviluppi della crisi tra Stati Uniti, Israele e Repubblica Islamica dell’Iran, il Vicino Oriente si trova di fronte a una fase di transizione incerta, sospesa fra tregua e possibile riacutizzazione del conflitto. Dopo l’operazione militare avviata il 28 febbraio 2026 contro obiettivi iraniani e la successiva risposta di Teheran, il confronto ha assunto rapidamente una dimensione regionale, coinvolgendo diversi teatri e incidendo direttamente sugli equilibri strategici dell’area.
Uno degli elementi centrali della crisi è divenuto il controllo dello Stretto di Hormuz, snodo essenziale per i flussi energetici globali. Pur non essendo formalmente chiuso, il traffico nello Stretto è oggi soggetto a limitazioni e condizioni operative che riflettono il livello di tensione ancora esistente, trasformando la sicurezza marittima in uno strumento politico oltre che militare.
La recente tregua, frutto di iniziative diplomatiche regionali, ha temporaneamente ridotto l’intensità delle ostilità senza però chiarire i nodi di fondo del confronto. La sua tenuta appare strettamente legata al comportamento delle parti coinvolte e alla capacità di tradurre una sospensione delle operazioni in un accordo più stabile e strutturato.
In questo contesto, abbiamo rivolto alcune domande a S.E. Mohammad Reza Sabouri, ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia, per approfondire la lettura iraniana della fase attuale, le condizioni per la sicurezza nello Stretto di Hormuz e le prospettive di evoluzione del conflitto nel Vicino Oriente.
Alla luce delle recenti notizie sulle possibili iniziative dell’Iran nei confronti dell’Unione Europea riguardo al transito nello Stretto di Hormuz, può spiegare se esiste un canale negoziale aperto e quali obiettivi si perseguono?
Con la cessazione dell’aggressione da parte degli Stati Uniti d’America e del regime israeliano, nelle attuali condizioni il transito sicuro nello Stretto di Hormuz sarà possibile nel quadro delle direttive approvate, col pieno coordinamento con le Forze Armate della Repubblica Islamica dell’Iran, attraverso rotte designate e nel rispetto di tutte le indicazioni e misure tecniche previste, a condizione che anche la parte statunitense rispetti i propri impegni. Nella situazione attuale, la responsabilità e l’iniziativa ricadono di fatto sugli Stati Uniti, e l’opinione pubblica mondiale osserva attentamente se questo Paese resterà fedele ai propri obblighi e impegni internazionali.
Nelle attuali circostanze, caratterizzate da un fragile cessate il fuoco e da posizioni ancora divergenti, quale ruolo si aspetta l’Iran dai Paesi europei? Ritiene possibile una differenziazione delle posizioni all’interno dell’Unione Europea?
Non posso nascondere il mio profondo rammarico per le posizioni irresponsabili e prive di fondamento giuridico adottate da alcuni Paesi europei nei confronti della guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime sionista contro la Repubblica Islamica dell’Iran, poiché qualsiasi silenzio o indifferenza di fronte all’aggressione militare e alla commissione di crimini di guerra equivale a normalizzare l’illegalità e a indebolire i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, con conseguenze che ricadranno sull’intera comunità internazionale.
Tuttavia, la Repubblica Islamica dell’Iran distingue tra le diverse posizioni dei Paesi europei. In questo contesto, le posizioni di principio, coraggiose e basate sul diritto internazionale di alcuni Stati, tra cui il governo della Spagna, nella loro opposizione alle azioni militari e nella condanna dei crimini di guerra, sono state notate e apprezzate dal popolo iraniano e dall’opinione pubblica mondiale, e resteranno senza dubbio nella memoria storica dei popoli.
Nel complesso, la nostra principale aspettativa nei confronti dei Paesi europei è un impegno concreto ai principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, il rispetto della sovranità degli Stati e l’astensione dal ricorso alla forza nelle relazioni internazionali. Inoltre, adottare un approccio costruttivo per preservare la pace e la stabilità nella regione — esercitando raccomandazioni e pressioni sugli Stati Uniti e sul regime sionista affinché rispettino il cessate il fuoco e ne impediscano la violazione — può rappresentare un’iniziativa utile per tutti i Paesi, inclusi quelli europei.
Come valuta Teheran l’attuale fase del conflitto, sia dal punto di vista militare che politico, anche alla luce del cessate il fuoco in corso?
La Repubblica Islamica dell’Iran, adottando un approccio responsabile e nel quadro del sostegno alle iniziative diplomatiche e agli sforzi di mediazione, ha accettato l’instaurazione di un cessate il fuoco e la cessazione delle ostilità nella regione del Medio Oriente. Tuttavia, la stabilità duratura di questa situazione richiede che gli Stati Uniti adempiano ai propri impegni nel contenere e fermare le azioni provocatorie e bellicose del regime sionista, in particolare nei confronti del Libano.
Purtroppo, il mondo è testimone di ripetute e gravi violazioni del cessate il fuoco e della continuazione di attacchi violenti contro il Libano, il che è in evidente contrasto con lo spirito e il contenuto degli accordi raggiunti. È evidente che la cessazione completa delle azioni aggressive nella regione, soprattutto in Libano, è parte integrante di qualsiasi accordo di cessate il fuoco — un punto sottolineato anche dal Pakistan.
In questo contesto, il fattore tempo è di cruciale importanza e la comunità internazionale attende di vedere se gli Stati Uniti rispetteranno i propri impegni in merito al cessate il fuoco.
Dal punto di vista dell’Iran, considerando le tensioni persistenti e le limitazioni operative ancora esistenti, quali sono le condizioni necessarie per garantire una navigazione stabile nello Stretto di Hormuz?
La Repubblica Islamica dell’Iran ha più volte sottolineato che l’insicurezza imposta nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz ha origine nelle aggressioni militari degli Stati Uniti e del regime sionista contro l’Iran. In questo quadro, tutte le misure adottate dall’Iran sono conformi ai principi e alle norme del diritto internazionale, finalizzate alla tutela della sovranità nazionale e alla sicurezza del Paese, nonché a prevenire l’abuso del Golfo Persico da parte degli aggressori per condurre azioni ostili.
Allo stesso tempo, desidero precisare che, dal punto di vista della Repubblica Islamica dell’Iran, lo Stretto di Hormuz non è mai considerato completamente chiuso; le restrizioni applicate sono mirate alle parti ostili e rientrano nel quadro di considerazioni di sicurezza. Con l’attenuarsi delle ostilità e alla luce del cessate il fuoco in vigore, è stato adottato un insieme di misure complementari per garantire che il transito sicuro delle navi sia gestito e facilitato in modo ottimale, in coordinamento con le autorità militari e di sicurezza competenti della Repubblica Islamica dell’Iran e tenendo conto delle limitazioni tecniche.
Le recenti iniziative di mediazione regionale hanno contribuito all’attuale cessate il fuoco. In che misura queste iniziative possono evolvere verso un accordo più strutturato e quali elementi ritiene essenziali per la sua sostenibilità?
Le richieste e i diritti della Repubblica Islamica dell’Iran, già prima delle recenti aggressioni, sono stati presentati in modo esplicito, trasparente e documentato alle controparti nel corso di diversi cicli negoziali. L’Iran ha sempre sottolineato la tutela dei propri diritti legittimi nel quadro del diritto internazionale e ha accolto con favore qualsiasi iniziativa basata sul dialogo e su soluzioni pacifiche.
Tuttavia, il principale ostacolo al raggiungimento di un accordo strutturato e duraturo è stato rappresentato dai comportamenti contraddittori e dalle richieste irragionevoli della parte statunitense; un approccio che ha alimentato la sfiducia e rafforzato la percezione della possibilità di un mancato rispetto degli impegni o del ricorso a pratiche ingannevoli da parte di quel Paese.
Le iniziative di mediazione regionale possono costituire la base per il passaggio da un cessate il fuoco fragile a un accordo coerente, affidabile e istituzionalizzato. Il raggiungimento di tale obiettivo richiede elementi fondamentali, tra cui garanzie esecutive efficaci, rispetto reciproco della sovranità nazionale, reale adempimento degli impegni e l’astensione da qualsiasi approccio unilaterale.
In questo contesto, il principio fondamentale e determinante per la sostenibilità di qualsiasi accordo è il rispetto concreto, da parte degli Stati Uniti, dei diritti del popolo iraniano. È evidente che la Repubblica Islamica dell’Iran risponderà in modo proporzionato a qualsiasi minaccia e, di fronte al rispetto, adotterà un approccio basato sull’interazione e sul rispetto reciproco. Questo principio non è solo una posizione politica, ma riflette la logica della reciprocità nelle relazioni internazionali, che può costituire la base per un accordo stabile ed equilibrato.
Come interpreta l’Iran le dichiarazioni degli Stati Uniti riguardo a possibili azioni contro infrastrutture strategiche nel caso in cui non vengano soddisfatte le condizioni nello Stretto di Hormuz?
Le condizioni del cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti sono state definite in modo chiaro e inequivocabile. Gli Stati Uniti sono costretti a scegliere tra due opzioni: o rispettare il cessate il fuoco, oppure proseguire il conflitto attraverso Israele; non è possibile combinare entrambe le opzioni.
La Repubblica Islamica dell’Iran ha mantenuto i propri impegni relativi al cessate il fuoco. Dalla sua entrata in vigore, nessun proiettile è stato lanciato dall’Iran verso gli aggressori e il Paese ha operato, nel quadro delle direttive esistenti, attraverso rotte designate e nel rispetto delle indicazioni tecniche, per facilitare il transito nello Stretto di Hormuz. Tuttavia, l’Iran è pienamente preparato ad affrontare tutti gli scenari possibili.
Alla luce delle tensioni nello stretto e delle incertezze sui flussi energetici, come interpreta Teheran l’impatto della crisi sui mercati globali e quale ruolo intende svolgere in futuro?
A mio avviso, il mondo contemporaneo si trova all’interno di un sistema di interdipendenza complessa, che può essere paragonato a “edifici di vetro”. In una tale situazione, arrecare danno agli altri comporta inevitabilmente conseguenze reciproche per chi agisce, e nessun attore è immune dagli effetti dell’instabilità.
La Repubblica Islamica dell’Iran non ha mai cercato né cerca di creare insicurezza o instabilità nella regione. Tuttavia, ciò che oggi si osserva nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz è il risultato naturale e imposto di azioni aggressive che hanno aumentato le tensioni e influito direttamente sulla sicurezza energetica e sulla stabilità dei mercati globali. Da questo punto di vista, l’instabilità dell’offerta energetica e le fluttuazioni dei prezzi sono più il prodotto di politiche conflittuali e interventi esterni che della volontà degli attori regionali.
Allo stesso tempo, la Repubblica Islamica dell’Iran si considera impegnata a svolgere un ruolo responsabile nel mantenimento della stabilità e della sicurezza regionale e, nel quadro delle norme e dei regolamenti internazionali, continuerà a impegnarsi per garantire un flusso energetico sicuro e stabile e facilitare la navigazione nello Stretto di Hormuz. Questo approccio è definito non solo nell’interesse nazionale dell’Iran, ma anche a tutela degli interessi collettivi e della stabilità dell’economia globale.
Tuttavia, è sorprendente e motivo di rammarico che in alcune posizioni emerse in Europa la preoccupazione per l’aumento dei prezzi dell’energia abbia prevalso sulle considerazioni umanitarie e sull’attenzione verso le vite dei civili innocenti colpiti da attacchi indiscriminati. Questo approccio, pur essendo degno di riflessione, evidenzia una sorta di spostamento delle priorità che può essere interpretato come un segnale delle sfide etiche nell’ordine globale contemporaneo.
Ritiene che la fase attuale rappresenti l’inizio di stabilità e calma nel conflitto, oppure esistono ancora sviluppi che rendono probabile una nuova escalation delle tensioni?
Il mondo, e in particolare la regione del Medio Oriente, si trova in un momento decisivo e, in un certo senso, in un punto di svolta storico; una fase in cui tutti gli attori sono costretti a scegliere chiaramente tra due percorsi distinti: da un lato stabilità, sicurezza, pace e prosperità collettiva; dall’altro instabilità, insicurezza, confronto militare e pesanti conseguenze economiche.
La Repubblica Islamica dell’Iran ha sempre sottolineato la necessità di privilegiare la prima opzione e, nella pratica, ha dimostrato di essere promotrice e sostenitrice della pace e della stabilità duratura a livello regionale e internazionale. Anche nelle attuali circostanze, l’Iran ha compiuto la propria scelta strategica, schierandosi dalla parte della pace e della riduzione delle tensioni.
Tuttavia, il proseguimento di questa situazione dipende più di ogni altra cosa dalla decisione e dalla volontà della controparte, in particolare degli Stati Uniti d’America. Essa deve scegliere tra “MAGA” e “Israele prima”; non è possibile conciliare entrambe le opzioni.
Il rischio di un’estensione del conflitto, anche in relazione ad altri teatri regionali, resta elevato. Qual è la valutazione dell’Iran su questa possibilità?
Per quanto riguarda il futuro delle tensioni, bisogna riconoscere che, a causa delle complessità esistenti e dell’elevato livello di incertezza, è possibile immaginare una gamma di scenari — da percorsi di de-escalation fino a opzioni di escalation. Il comportamento di alcuni attori principali, soprattutto quando non segue schemi prevedibili, contribuisce ad aumentare tale incertezza.
Ciononostante, la Repubblica Islamica dell’Iran, adottando un approccio basato sul realismo strategico, si è preparata ad affrontare tutti gli scenari possibili. Allo stesso tempo, accoglie con buona fede gli sforzi di mediazione e le iniziative dei Paesi e degli attori responsabili per ridurre le tensioni e consolidare il cessate il fuoco, preferendo questo percorso.
Accanto a questo approccio, l’esperienza passata ha dimostrato che alcune iniziative possono essere perseguite con obiettivi irrealistici o tattici; pertanto, pur sostenendo la diplomazia, l’Iran mantiene piena preparazione ad affrontare qualsiasi scenario di inganno o ritorno al confronto. Si auspica che gli Stati Uniti evitino di ripetere politiche già sperimentate e costose, i cui risultati sono già chiari e prevedibili.
Nel medio termine, quale assetto regionale considera auspicabile l’Iran e quale ruolo intende svolgere in Medio Oriente?
L’approccio della Repubblica Islamica dell’Iran alle architetture di sicurezza regionale si basa su due principi strategici: la “sicurezza collettiva” e una “regione forte e autosufficiente”. In questo quadro, l’Iran considera i modelli di sicurezza basati sull’egemonia e sull’intervento delle potenze extraregionali tra i principali fattori di produzione e perpetuazione dell’instabilità in Medio Oriente.
Dal punto di vista di Teheran, le esperienze recenti dimostrano chiaramente che la presenza e l’intervento di attori esterni non solo non hanno rafforzato la sicurezza regionale, ma in molti casi sono diventati essi stessi fonte di “insicurezza imposta” e di escalation delle tensioni.
In questo contesto, gli sviluppi sul campo e le risposte reciproche al dispiegamento di basi militari statunitensi in alcuni Paesi della regione confermano che fare affidamento esclusivamente su un “ombrello di sicurezza esterno” non garantisce una stabilità duratura, ma può trasformare tali basi in potenziali focolai di crisi e insicurezza.
Su questa base, l’Iran ritiene che una sicurezza sostenibile debba essere endogena, partecipativa e fondata sulla cooperazione tra i Paesi della regione, e non sull’intervento di attori esterni.
Negli ultimi anni, la Repubblica Islamica dell’Iran ha proposto iniziative come il progetto “Hormuz Peace Endeavor (HOPE)”, volto a creare meccanismi di cooperazione collettiva, rafforzare la fiducia reciproca ed evitare minacce o ricorso alla forza tra i Paesi del Golfo Persico. Queste proposte riflettono l’impegno dell’Iran per istituzionalizzare un ordine regionale autoctono, inclusivo e basato sul dialogo.
Nel complesso, l’Iran mira a svolgere il ruolo di attore responsabile, promotore di stabilità e facilitatore della cooperazione regionale; un ruolo fondato sul dialogo politico, sull’integrazione in materia di sicurezza e sull’indipendenza dalle potenze esterne. Gli sviluppi recenti possono essere considerati anche un’opportunità per ripensare i modelli di sicurezza esistenti e muoversi verso un autentico sistema di sicurezza collettiva nella regione — un ordine in cui i Paesi regionali stessi si assumano la responsabilità della propria sicurezza e stabilità duratura.
10 Aprile 2026
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