Negli ultimi mesi il Vicino Oriente è precipitato in una nuova e pericolosa fase di conflitto aperto. Il 28 febbraio 2026 Israele, con il sostegno degli Stati Uniti, ha lanciato una vasta operazione militare contro obiettivi all’interno della Repubblica Islamica dell’Iran, colpendo installazioni militari e infrastrutture strategiche in diverse città del Paese. L’attacco, parte di un’operazione coordinata volta a colpire il programma missilistico e nucleare iraniano, ha segnato un brusco aumento delle tensioni che da anni oppongono Teheran allo Stato di Israele e ai suoi alleati occidentali.
Nei giorni successivi il conflitto si è rapidamente esteso oltre i confini iraniani. Teheran ha risposto con lanci di missili e droni contro basi militari statunitensi e obiettivi collegati alla presenza americana nella regione, mentre gli scontri hanno coinvolto diversi Paesi del Vicino Oriente e riacceso il fronte libanese con Hezbollah. L’intensificarsi delle ostilità ha alimentato timori di un allargamento della guerra su scala regionale e ha riportato al centro del dibattito internazionale la questione del programma nucleare iraniano e degli equilibri strategici dell’area.
Il conflitto ha avuto anche conseguenze politiche di enorme portata, tra cui l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei durante i primi attacchi e l’ascesa alla guida della Repubblica Islamica di suo figlio Mojtaba Khamenei. In questo contesto di forte instabilità, segnato da operazioni militari, accuse reciproche e crescenti timori di un ulteriore inasprimento delle ostilità, abbiamo rivolto alcune domande a S.E. Mohammad Reza Sabouri, ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran in Italia, per comprendere quale sia la posizione di Teheran sugli sviluppi della guerra, sulle accuse rivolte alla Repubblica Islamica e sulle prospettive diplomatiche per una possibile attenuazione della crisi.
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha giustificato l’operazione militare contro l’Iran sostenendo che era necessaria per impedire lo sviluppo di armi nucleari da parte dell’Iran e per proteggere gli alleati americani nella regione. Qual è la posizione del governo iraniano rispetto a queste giustificazioni?
L’operato dell’Iran nel fornire garanzie alla controparte riguardo alla natura pacifica del suo programma nucleare — il cui esempio più evidente è stato l’attuazione e l’applicazione del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) — e la sua serietà nelle diverse fasi dei negoziati nucleari dimostrano la natura pacifica del programma nucleare iraniano.
Non bisogna dimenticare che gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente e illegalmente dal JCPOA nel 2018, un accordo internazionale che garantiva il carattere pacifico del programma nucleare iraniano, violando anche la Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Dopo otto anni dall’uscita da questo accordo multilaterale, gli Stati Uniti accusano l’Iran di costruire armi nucleari e di violare la risoluzione! Questo percorso di accuse infondate era già stato intrapreso da Benjamin Netanyahu. Il primo ministro del regime israeliano, sin dagli anni ’90, accusa costantemente l’Iran di voler costruire armi nucleari e sostiene sempre che manchino sei mesi, due mesi o, più recentemente, una settimana alla loro realizzazione.
Queste menzogne, oggi utilizzate come giustificazione per uccidere persone innocenti, non sono altro che una distorsione della realtà e un tentativo di deviare l’opinione pubblica mondiale. Condanniamo tali affermazioni false, la cui infondatezza è ormai evidente per l’opinione pubblica globale. L’Iran ha dimostrato più volte la propria serietà nei negoziati sul nucleare e, persino nel corso delle trattative in due occasioni, è stato oggetto di attacchi.
Alcuni funzionari dei governi degli Stati Uniti e di Israele hanno dichiarato che gli attacchi militari hanno colpito duramente e indebolito le capacità militari e strategiche dell’Iran. Dal punto di vista dell’Iran, qual è la reale situazione sul campo?
Nonostante questa retorica da parte dei funzionari americani e sionisti — in cui si osservano anche numerose contraddizioni — essi hanno percepito pienamente le nostre capacità difensive e hanno subito danni significativi.
Come si è visto nelle notizie, gli attacchi aggressivi degli Stati Uniti e di Israele non si sono limitati a obiettivi militari: numerosi obiettivi civili sono stati colpiti, tra cui una scuola nella città di Minab e diversi ospedali in altre città.
In queste circostanze, anche le nostre capacità militari hanno subito alcuni danni; tuttavia la Repubblica Islamica dell’Iran mantiene pienamente la propria preparazione e capacità difensiva. La continuazione delle nostre operazioni difensive contro obiettivi e basi americane e israeliane dimostra la nostra determinazione a difenderci dall’aggressione e riflette la reale situazione sul terreno.
Washington sostiene inoltre che l’Iran rappresenti una minaccia per la stabilità regionale attraverso il suo programma missilistico e il sostegno ad alcuni attori regionali. Qual è la risposta di Teheran a queste accuse?
Studiate la storia degli ultimi decenni e persino degli ultimi secoli. Negli ultimi secoli l’Iran non ha attaccato né aggredito nessun paese, ma ha sempre resistito agli aggressori e difeso i propri interessi.
Al contrario, negli ultimi decenni abbiamo assistito a numerose aggressioni degli Stati Uniti contro alcuni paesi della regione. Anche il regime sionista negli ultimi anni ha attaccato sette paesi. Ciò dimostra chiaramente quale parte rappresenti realmente una minaccia per gli attori regionali e per la stabilità della regione.
In realtà, l’indole bellicista di Israele e la presenza militare degli Stati Uniti nella regione sono stati i principali fattori di instabilità negli ultimi decenni.
Come interpreta Teheran gli obiettivi strategici degli Stati Uniti e di Israele nel conflitto attuale?
Se si osservano le azioni ostili degli Stati Uniti e del regime sionista contro l’Iran — in particolare l’incitamento ai disordini di piazza, la guerra di 12 giorni condotta da Israele contro l’Iran nel mese di giugno e la recente aggressione — si può comprendere il vero obiettivo degli aggressori: la frammentazione dell’Iran.
Dall’inizio della guerra sono stati effettuati numerosi attacchi contro obiettivi civili, scuole e abitazioni; molti cittadini sono stati uccisi o feriti a causa di questi attacchi.
Tuttavia, il popolo iraniano, con unità e grande partecipazione, è presente in tutti gli ambiti per difendere l’integrità territoriale e il sistema della Repubblica Islamica dell’Iran.
Dal punto di vista dell’Iran, quali errori di calcolo o di valutazione potrebbero aver commesso Washington e Tel Aviv nella pianificazione di questa operazione?
L’errore ricorrente degli Stati Uniti e di Israele — che si è manifestato nella guerra dei 12 giorni e che si ripete anche nell’attuale aggressione — è la mancata comprensione del popolo iraniano e della società iraniana. Sembra che non abbiano ancora tratto alcuna lezione dalle passate esperienze.
L’Iran ha un popolo patriottico che, in diverse fasi storiche, ha dimostrato il proprio amore per la patria e per il paese. L’Iran ha una civiltà profondamente radicata che, per migliaia di anni, ha resistito a numerose invasioni. Questa eredità storica è il principale fattore della nostra continuità.
La consapevolezza degli iraniani di questa tradizione civilizzatrice, insieme al loro amore per il proprio Paese, li ha spinti a opporsi ai nemici. Tuttavia, i nostri avversari si aspettavano erroneamente che il popolo patriottico iraniano accogliesse con favore i loro attacchi aggressivi.
Nelle circostanze attuali, quali sono le principali priorità strategiche dell’Iran per affrontare questa crisi?
Come ho già detto, la nostra prima priorità è difendere l’integrità territoriale, la sovranità e la vita e la sicurezza dei cittadini di fronte agli attacchi militari. In questo quadro difensivo ci avvarremo di tutti i nostri diritti legittimi.
È inoltre importante per noi impedire che tali attacchi si ripetano. La determinazione dell’Iran nel rispondere all’aggressione e nell’imporre costi agli aggressori dimostra chiaramente la nostra volontà di prevenire nuove aggressioni.
La buona volontà dell’Iran durante la guerra dei 12 giorni, quando abbiamo accettato un cessate il fuoco senza condizioni, non è stata accompagnata da una risposta adeguata e costruttiva da parte dell’altra parte. Questo aspetto è quindi particolarmente importante per noi nell’attuale conflitto.
Dal punto di vista dell’Iran, esistono le condizioni per raggiungere una soluzione diplomatica a questo conflitto?
Come ho detto, nonostante la brutale aggressione israeliana durante la guerra dei 12 giorni, l’Iran ha accettato un cessate il fuoco senza precondizioni. Tuttavia, oggi vediamo che l’accettazione del cessate il fuoco in buona fede non ha impedito il verificarsi di una nuova aggressione.
Per questo motivo il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, ha indicato chiaramente tre condizioni principali per porre fine alla guerra.
La prima condizione è il riconoscimento dei diritti legittimi dell’Iran: la comunità internazionale deve riconoscere i diritti politici e di sicurezza dell’Iran, che Teheran considera legittimi sulla base del diritto internazionale.
La seconda condizione è il risarcimento dei danni causati dall’aggressione: le perdite umane e materiali subite dal paese devono essere compensate.
La terza condizione riguarda solide garanzie internazionali per prevenire futuri attacchi. L’Iran vuole assicurazioni internazionali che impediscano nuove aggressioni in futuro. In sostanza, quando l’aggressione sarà fermata e l’attuazione di queste condizioni sarà garantita, l’Iran sarà pronto a sospendere le proprie risposte legittime.
Guardando oltre l’attuale conflitto, quale tipo di equilibrio regionale ritiene l’Iran necessario per garantire stabilità e sicurezza nel Vicino Oriente?
Per stabilire una pace e una stabilità durature nella regione abbiamo sempre insistito su due principi fondamentali:
- Un Medio Oriente libero da armi nucleari.
- La sicurezza della regione garantita dai paesi della regione stessa, senza l’interferenza di forze esterne, il che implica il loro ritiro dalla regione.
Come sapete, l’unico attore dotato di armi nucleari nella regione mediorientale è il regime sionista. Gli sviluppi degli ultimi anni hanno anche dimostrato che è proprio questo regime ad aver violato l’integrità territoriale di altri paesi.
Le violazioni dello spazio aereo e terrestre e dell’integrità territoriale di paesi come Iran, Libano, Siria, Qatar, Yemen, Palestina e Iraq sono esempi della sua politica aggressiva.
Inoltre, se i principali fattori di instabilità della nostra regione — cioè gli Stati Uniti e le forze straniere — si ritirassero dalla regione, i paesi regionali potrebbero raggiungere un accordo di sicurezza multilaterale che, a differenza dell’attuale situazione, porterebbe a una stabilità duratura.
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