Federico Dal Cortivo per “Eurasia” intervista Angela Lano, islamologa, ricercatrice accademica, direttrice dell’agenzia InfoPal, giornalista professionista, coordinatrice e docente del NEPAI, Nucleo di Studi e Ricerche del Mondo arabo e islamico presso l’Università Federale di Salvador di Bahia, Brasile, autrice del libro Olocausto Palestinese (edizioni Al-Hikma – Libreria Islamica.net)

 

Dott.ssa Lano, prima di addentrarci nel Suo ultimo libro, ci vuole brevemente descrivere i fatti di cui è stata al centro proprio in questi giorni nella cronaca nazionale e i motivi dell’accusa di “concorso e partecipazione in associazione con finalità terroristica”?

L’accusa è questa, è pesante, e arriva direttamente da ambienti militari e di intelligence di Israele, attraverso 2000 pagine di “documenti” consegnati a Genova, che coinvolgono nove attivisti umanitari, che si trovano ora in varie carceri di massima sicurezza, e una ventina di indagati a piede libero, tra cui me. Si tratta di accuse confezionate a tavolino da servizi e think tank israeliani facendo uso di menzogne, costruzioni false, razzismo antiarabo, islamofobia, hasbara. Sono una studiosa, sono una ricercatrice storica e un’antropologa – ho una laurea, un dottorato e due post-dottorati, ho scritto migliaia di articoli e dodici libri – e ho girato mezzo mondo, per i miei studi, il mio lavoro e le mie ricerche. Ma ora mi trovo indagata per terrorismo: un paradosso, se pensiamo che ho svolto una ricerca di dottorato proprio sul radicalismo islamico (nei prossimi mesi uscirà il mio libro Congiura contro la Libia: l’alleanza tra neocolonialismo occidentale e islamismo politico nel golpe contro Gheddafi) e che mi occupo da quarant’anni di Islam, di mondo arabo, di decostruzione dell’islamofobia, ecc. Mi si accusa di essere la portavoce di Hamas in Italia, attraverso InfoPal e attraverso l’associazione di Mohammad Hannoun. Ma scherziamo? Primo, svolgo un lavoro giornalistico e di comunicazione sulla Palestina, sul colonialismo di insediamento sionista, sul genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania, e non su o per Hamas. Secondo, Hannoun, l’API e la Abspp sono note associazioni umanitarie, su cui sono già state svolte tante indagini, nel passato lontano e recente, tutte archiviate. E qui vengo al punto: Israele, ma anche il governo italiano accodato ai diktat israeliani e statunitensi, non tollerano il lavoro giornalistico indipendente sulla Palestina e le attività umanitarie per alleviare le enormi e disumane sofferenze dei Gazawi. Sono questi il motivo, la logica e il piano dietro alle accuse. Dietro lo spauracchio del terrorismo, si nascondono finalità repressive, antidemocratiche e antiumanitarie, vere e proprie caccia alle streghe di inquisitoria memoria, allineamento alle politiche gangsteristiche di Trump… Tutto questo è inserito nell’ambito delle politiche imperialistico-piratesche del capo della Casa Bianca contro Venezuela, Iran e diversi altri Paesi, e del genocidio israeliano nella Striscia di Gaza. Inoltre, c’è un conflitto di interessi incredibile, in queste: vengono costruite e lanciate da un’entità che, appunto, si sta macchiando di genocidio, di apartheid, di vari crimini di guerra, denunciati dal mondo intero e dalla Corte Penale Internazionale. I dirigenti di Israele sono ricercati come criminali. Mi domando, come cittadina, ma anche come giornalista: come si fa a recepire le dichiarazioni di uno stato canaglia e lanciare una persecuzione di queste proporzioni? Si badi bene che, se si considera “normale” tutto ciò, significa lasciar aprire un portale di totalitarismo che raggiungerà tutti. Tutti saranno vittime.

 

Un titolo forte per un dramma attuale. Sembra che Israele, appoggiato come sempre dagli Stati Uniti, prosegua sulla stessa strada di sempre, nonostante il cessate il fuoco in vigore dal giorno 11 ottobre 2025. Lei che ne pensa?

Il titolo è stato preso in prestito dal bel libro di David Stannard, Olocausto americano, pubblicato negli anni ‘90, uno dei primi a ricostruire storicamente lo sterminio di 90 milioni di nativi americani ad opera dei conquistadores europei. Il cessate il fuoco è una farsa: la guerra unilaterale di Israele contro la Striscia di Gaza continua, non si è mai arrestata. Le forze di occupazione continuano a massacrare, a bombardare, a distruggere, giorno dopo giorno. È diventata una “guerra a bassa intensità”, ma sempre devastante. La popolazione è stata drasticamente ridotta di numero – si parla di stime reali intorno ai 400.000-500.000 tra morti e scomparsi – e i sopravvissuti si trovano in tendopoli piene di fango e sotto edifici a rischio di crollo. Decine di migliaia di bambini sono diventati orfani, sono affamati, devastati nel corpo e nella mente. È uno sterminio di nativi che non si ferma. Che nessuno ferma. Anzi, molti lo finanziano, lo armano, lo promuovono. Il piano statunitense-europeo-israeliano è di trasformare la Striscia di Gaza in una nuova Dubai, in una Riviera. Dunque, bisogna eliminare quanti più Palestinesi possibile, sia con i bombardamenti sia con la fame e la mancanza di cure mediche: per questo Israele accusa di “terrorismo” le organizzazioni e le associazioni umanitarie che portano aiuti a Gaza. Se si portano aiuti, i Gazawi non muoiono, e allora addio riviera. Per questa ragione, oltre a quanto già detto, le accuse contro di noi e l’Operazione Domino (meglio sarebbe chiamarla, Operazione Israele) sono paradossali e disumane al tempo stesso, ma segno dei tempi oscuri nei quali stiamo vivendo.

 

Lei nel suo libro ci parla di Gaza oramai ridotta a landa desolata, di fame e carestia indotte e della trappola degli aiuti umanitari. Ce ne può parlare? Che cosa è la Gaza Humanitarian Foundation GHF?

Sì, la Striscia di Gaza è una terra devastata, distrutta, violentata. La popolazione gazawi è ridotta alla fame e alla sete, preda di malattie che non può curare. Abbiamo visto nei tanti video e foto che ci sono arrivati via Telegram e altri social, famiglie, padri, madri, bambini affamati correre dietro ai pochi camion che entravano nella Striscia, nei luoghi-trappola di distribuzione degli aiuti dell’organizzazione mercenaria statunitense-israeliana (la Gaza Humanitarian Foundation – GHF), che solo una mente criminale può definire “umanitaria”. Ragazzetti presi di mira dalla soldataglia con l’ordine di sparare per uccidere (i soldati israeliani colpiscono per assassinare, ma anche per divertimento, per noia, per postare i loro video nei social). La GHF è un meccanismo mortale per attirare in massa i Gazawi e ucciderli. E allora, di nuovo: prima gli USA tolgono di mezzo le organizzazioni umanitarie delle Nazioni Unite e le sostituiscono con questa, poi Israele accusa di terrorismo le associazioni umanitarie italiane, europee e internazionali (è notizia recente la messa al bando di ben 37 organizzazioni umanitarie, tra cui la Caritas international). C’è un filo conduttore criminale, in tutto ciò, che ha come progetto l’eliminazione o la drastica riduzione del numero di nativi palestinesi (anche in questo aspetto risiede la logica del colonialismo di insediamento, di cui Israele è il più recente e duraturo rappresentante).

 

Descrive anche sistematiche violenze sessuali, praticate anche tra gli israeliani sfollati… citando il quotidiano israeliano Haaretz. Una piaga che attanaglia Israele. Ce ne parli.

Come riporto nel mio libro, Israele, e ancor prima, le gang terroriste sioniste, hanno sempre usato lo stupro come arma di guerra, e lo utilizzano ancora oggi nelle carceri, contro uomini, donne e bambini palestinesi. È una società malata, che usa la violenza sessuale anche al proprio interno ed è divenuta rifugio di pedofili e trafficanti di esseri umani e di organi. Tuttavia, nella sua solita strategia di proiezione sugli altri di ciò di cui è il responsabile, Israele accusa i Palestinesi di avere stuprato delle donne durante l’operazione del 7 ottobre. Contro queste accuse c’è un’ampia documentazione, anche israeliana, che le decostruisce, e che riporto in Olocausto palestinese. In un documentario del 2022 che richiama il massacro israeliano nel villaggio palestinese di Tantura, le ammissioni di stupro commesse dalla Brigata Alexandroni sono state riconosciute per la prima volta davanti alla telecamera. Fa parte della strategia genocida israeliana, prendere di mira le donne, produttrici della prossima generazione: la violenza sessuale e di genere contro le donne palestinesi è stata utilizzata come strumento per soggiogare ed eliminare il popolo palestinese nel suo complesso. La violenza è radicata nell’ideologia del sionismo, è una produzione sistematica delle mentalità colonialiste e orientaliste. Le donne palestinesi sono state sottoposte a una violenza sionista devastante, che ha preso di mira i loro corpi, la loro sessualità e la loro identità. I corpi delle donne sono da sempre un campo di battaglia in cui le forze sioniste perpetrano la pulizia etnica dei nativi palestinesi.

 

La Cisgiordania viene completamente ignorata dall’informazione ufficiale occidentale. Che cosa sta succedendo?

La Palestina tutta è ritornata nel silenzio dell’informazione ufficiale, perché c’è la farsa della “pace” di Trump. Israele sta portando avanti il progetto coloniale di insediamento anche in Cisgiordania e a Gerusalemme, dove va avanti con la sistematica distruzione di abitazioni e strutture, campi coltivati, infrastrutture, e con sfollamenti di massa della popolazione nativa a Jenin, Tulkarem, Tubas, Nablus, Qalqilya, Salfit, Ramallah, Gerico, Betlemme, Al-Khalil/Hebron. Gli attacchi sono quotidiani, in una rinnovata pulizia etnica. A metà agosto 2025, Israele ha dato l’approvazione definitiva a un progetto di insediamento illegale in Cisgiordania che taglierebbe di fatto in due il territorio occupato, isolando le città settentrionali di Ramallah e Nablus da Betlemme e al Khalil/Hebron a sud, e Gerusalemme Est. Si tratta del piano E1, un progetto di insediamento su larga scala che si estende per quasi dodici chilometri quadrati a est di Gerusalemme, tra Ma’ale Adumim e la città stessa e intende collegare l’insediamento a Gerusalemme, isolando di fatto Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania occupata e interrompendo la continuità territoriale tra le zone palestinesi settentrionali e meridionali.

 

Nelle pagine del libro, Lei si sofferma anche sulle gravi violazioni operate dagli israeliani nei luoghi santi cristiani e musulmani. In cosa consistono? Perché la Chiesa cattolica non denuncia questo stato di cose? E il mondo islamico?

È in atto una pulizia etnica anche contro i luoghi santi musulmani e cristiani, con una continua aggressione di coloni e forze israeliane, l’impedimento al culto e allo svolgimento delle pratiche religiose. Si tratta di un epistemicidio contro le tradizioni, le religioni, le culture, le memorie palestinesi. I luoghi santi sono invasi, violati, occupati. L’obiettivo israeliano è sottrarli ai nativi e trasformarli in locali per ebrei. Alcuni sono diventati ristoranti, bar, ecc., in totale violazione della sacralità del luogo. Il colonialismo si manifesta anche attraverso queste pratiche, a cui né le guide religiose cristiane né quelle dei vari Paesi islamici rispondono adeguatamente. A spiegazione di questa blanda reazione ho le mie teorie, basate su studi storici e antropologici, ma ne scriverò in un prossimo libro…

 

Dopo l’attacco del 7 ottobre, numerose furono le accuse da parte dei media israeliani e occidentali dirette contro Hamas, ritenuto colpevole di aver decapitato bambini e stuprato donne. Cosa c’è di vero in tutto questo?

Non ci sono prove. Si tratta di propaganda diffusa da siti e soggetti israeliani. Nel mio libro tratto di questi argomenti, citando anche due importanti media palestinesi, “The Palestine Chronicle” e “Friends of Palestine Network”, che hanno condotto un’indagine congiunta, basandosi su resoconti giornalistici e analisi storiche e politiche e portando alla pubblicazione di The Black Dress[1], un documentario di 18 minuti che esamina le accuse del “New York Times” e la falsificazione delle prove su quanto realmente accaduto il 7 ottobre. Dietro l’invenzione dello stupro di massa da parte di Hamas c’è un’avvocatessa israeliana, Cochav Elkayam-Levy, che, tuttavia, è stata poi accusata dai media israeliani di truffa e di diffusione di disinformazione. Le accuse sono apparse pochi giorni dopo che Elkayam-Levy aveva ricevuto il “Premio Israele”. La donna aveva fondato la “Commissione civile sui crimini del 7 ottobre di Hamas contro donne e bambini”, ed era stata una fonte di riferimento per i media occidentali che avevano diffuso la narrazione secondo cui i militanti palestinesi avrebbero compiuto violenze sessuali sistematiche e su larga scala durante l’assalto a Israele. Tre giorni dopo aver ricevuto il Premio, il quotidiano israeliano “YNet” ha pubblicato un articolo in cui si accusa Elkayam-Levy di aver derubato importanti donatori, tra cui un membro dell’amministrazione Biden, di aver diffuso false storie sulle atrocità di Hamas e di non aver mantenuto la promessa di produrre un rapporto esaustivo sulla violenza sessuale del 7 ottobre. Aveva sparso affermazioni false secondo cui un militante di Hamas avrebbe estratto il feto di una donna incinta, prima di violentarla – una menzogna diffusa per la prima volta da Yossi Landau dell’organizzazione Zaka, coinvolta in vari scandali. Risulta anche che Elkayam-Levy avrebbe tentato di ostacolare la visita in Israele della Rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti, Pramila Patten, il cui rapporto è stato pubblicizzato da Israele come “prova” dei crimini sessuali di Hamas, nonostante la stessa Patten avesse ammesso che non conteneva prove e che non aveva alcun mandato investigativo da parte delle Nazioni Unite. Oltre a tutto questo, va sottolineato che Hamas è un’organizzazione islamica che basa le proprie azioni sui principi religiosi coranici, che vietano pratiche come lo stupro e l’uccisione di donne e bambini.

 

Gli interessi economici di Tel Aviv, la piattaforma di gas al largo della costa palestinese e il canale Ben Gurion. Ce ne può parlare?

Al largo della Striscia di Gaza e del resto della Palestina storica si trova uno dei più grandi giacimenti di gas del mondo: le piattaforme Gaza Marine, Tamar e Leviathan. Leviathan è un grande giacimento di gas naturale nel Mar Mediterraneo, al largo delle coste di Israele (Palestina del 1948), 47 chilometri a sud-ovest del giacimento di gas di Tamar. Il giacimento si trova a circa 130 chilometri a ovest di Haifa, in acque profonde 1.500 metri nel Bacino di Levante, un’area ricca di idrocarburi in una delle più grandi scoperte di giacimenti di gas naturale offshore. Nel 2017 si stimava che Leviathan contenesse gas sufficiente a soddisfare il fabbisogno interno di Israele per quarant’anni, con 22 trilioni di piedi cubi di gas naturale recuperabile. Il giacimento ha iniziato la produzione commerciale di gas il 31 dicembre 2019. Entro il 2024, il 90% della produzione del giacimento è stato esportato in Egitto e Giordania. Questa enorme risorsa, situata al largo delle coste della Palestina storica, potrebbe risolvere il problema energetico dell’intera popolazione nativa, che, allo stesso tempo, potrebbe diventare esportatrice del gas estratto e prodotto. Ancora oggi, le piattaforme offshore sono gestite da Israele, che tramite società occidentali esplora e produce gas dal giacimento marino. Questo è uno dei motivi, forse il principale, delle periodiche offensive israeliane contro la Striscia di Gaza assediata e del genocidio in corso. Per quanto riguarda il Canale Ben Gurion, si tratta di un piano a lungo termine di Israele per la costruzione di un canale marittimo vicino a Gaza come alternativa al Canale di Suez. Il progetto prevede la costruzione di un canale lungo circa 300 km che collegherà il porto di Eilat (Mar Rosso) al porto di Ashdod (Mar Mediterraneo). Originariamente proposto nel 1968, questo canale, che corre parallelo all’oleodotto Eilat-Ashkelon attualmente utilizzato per il trasporto di petrolio dagli Emirati Arabi Uniti all’Europa, potrebbe diventare un’importante via di transito. La popolazione della Striscia di Gaza, dunque, rappresenta un ostacolo per Israele anche in questo progetto.


NOTE

[1] The Black Dress: Unveiling the Truth about Rape, Sexual Assault on October 7, https://www.youtube.com/watch?v=BiZzuroQbX0&rco=1 Israeli propagandist behind Hamas ‘mass rape’ narrative exposed as grifter, fraud, 25/03/2024, https://thegrayzone.com/2024/03/25/israeli-propagandist-hamas-grifter-fraud/ CNN report claiming sexual violence on October 7 relied on non-credible witnesses, some with undisclosed ties to Israeli govt, https://mondoweiss.net/2023/12/cnn-report-claiming-sexual-violence-on-october-7-relied-on-non-credible-witnesses-some-with-undisclosed-ties-to-israeli-govt/


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Giornalista pubblicista, già direttore della testata italiasociale.net. Come inviato di “Rinascita” ha partecipato nel 2011 a Teheran alla II Conferenza Internazionale su Disarmo, Non Proliferazione Nucleare e Armi Distruttive di Massa organizzata dall’Istituto di Studi Politici e Internazionali di Teheran. Ha collaborato con la radio di Stato iraniana Irib e con l’agenzia di stampa Irna.