Il pensiero strategico russo: tra riforme e inerzia. Mosca affronta gli USA sulla scacchiera...
Sintesi del libro di Jean Geronimo, la cui uscita era programmata per il 16 Maggio 2011 Edizioni SIGEST. La scomparsa dell'Unione Sovietica, il 25 dicembre 1991 segna una profonda rottura politica e psicologica e la destabilizzante nell'immaginario inconscio del popolo russo. Segna anche un cambiamento radicale nel pensiero strategico russo, costretto ad abbandonare la visione di un mondo bi-polare troppo ideologico congelato nell'equilibrio del terrore nucleare, per una comprensione più realistica delle principali minacce che interessano la sua periferia, provenienti dall'Asia e dall'Occidente.
Diego Angelo Bertozzi, La Cina da Impero a Nazione
IN USCITA IL NUOVO SAGGIO DI DIEGO BERTOZZI: CAPIRE IL “SECOLO DELLE UMILIAZIONI” PER CAPIRE LA CINA
TITOLO: La Cina da Impero a Nazione...
L'Eurasia e il mondo libero
Ad Ankara come a Kabul, così come in altri luoghi assistiamo a un fenomeno quanto meno curioso: quello che vede gli uomini della CIA e del Mossad che assumono il comando della Rivoluzione Islamica, Non crediamo che molti musulmani si lascino ingannare da tali manovre! Tuttavia sono sufficienti per alimentare il progetto yankee-sionista che, in questo momento è diretto contro la Turchia prima che alla Cina, poiché è il governo di Ankara che sin dal 1991 si trova sottomesso al ricatto della destabilizzazione da parte dei curdi.
Autori Vari, Questione ebraica e socialismo reale
Autori Vari, Questione ebraica e socialismo reale, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2011, pp. 130, € 12,00
Nella collana “Gladio e Martello”, diretta da...
La scure della crisi sulle spese militari
La crisi finanziaria è arrivata a colpire anche il settore difesa. Il prestigioso Stockholm Peace Research Institute (Sipri) ha pubblicato i primi risultati dell’indagine sulla spesa globale per la difesa 2010: i dati indicano che la crisi ha spinto ad una diminuzione delle spese militari a livello globale, e confermano le tendenze emerse negli ultimi anni. I paesi emergenti mirano comunque a costruire forze armate all’altezza delle proprie ambizioni, mentre gli europei persistono nel considerare la difesa come uno strumento accessorio, e forse superfluo, tra quelli disponibili per la loro azione esterna.
Le patologie del bilancio della difesa
Lo studio “Economia e industria della Difesa” recentemente pubblicato dallo Iai merita un esame attento, poiché evidenzia un rischio che non può non preoccupare: quello di un costante deterioramento dello strumento militare italiano. La questione non è tanto di quantità, ma di qualità. Il giudizio sul bilancio della difesa negli ultimi esercizi finanziari non può che essere: “pochi soldi, che potrebbero essere spesi meglio”.
Una guerra mondiale finanziaria dietro l'eliminazione di DSK
Non si può capire la caduta di Dominique Strauss-Kahn senza inserirla nel contesto del progetto che incarnava la creazione di una nuova valuta di riserva internazionale, in programma per oggi 26 maggio 2011. Paradossalmente, un progetto atteso dagli stati emergenti, come pure dalla finanza apolide, ma rifiutata dai complesso militar-industriale israelo-statunitense. Thierry Meyssan alza il velo sul colpo di mano di Obama, per non dovere mantenere gli impegni assunti.
Appello del Movimento Donne di Serbia: No al Summit della NATO a Belgrado
La NATO, Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, ha annunciato la sua intenzione di riunirsi a Belgrado il 13, 14 e 15 giugno.
Il...
Ex agente della CIA afferma che gli statunitensi non hanno ucciso Bin Ladin
Osama bin Ladin è morto di morte naturale quasi 5 anni prima di quando è stato dichiarato eliminato da commando statunitensi. Questa affermazione sensazionale è stata fatta da un politico turco, ed ex agente dei servizi segreti degli Stati Uniti. In un'intervista a Channel One della Russia, ha detto che gli statunitensi hanno semplicemente trovato e aperto la tomba del leader di al-Qaida.
Silvia Cattori intervista Giorgio S. Frankel. Israele non cederà mai i territori occupati
I dirigenti israeliani affermano di essere "pronti a fare la pace" con i palestinesi. In realtà i governi israeliani succedutisi negli anni non hanno mai avuto nessuna intenzione di fare la pace. Si sono invece serviti del cosiddetto "processo di pace" per continuare la loro politica di distruzione e di disumanizzazione, non solo della Palestina ma anche di altri paesi e popoli del Vicino e Medio Oriente. Hanno potuto opprimere e scacciare il popolo palestinese senza mai subire sanzioni. Il giornalista italiano Giorgio S. Frankel, intervistato da Silvia Cattori, evidenzia la complicità di questi giornalisti di parte - e dei governi occidentali - nell’espansione dello Stato ebraico e nel prolungamento delle sofferenze del popolo palestinese.

















