di Sergei A. Karaganov*

 

L’attuale frenetica successione di eventi concatenati e contraddittori che si stanno verificando in questo periodo storico è senza precedenti, e rende difficile comprendere cosa stia realmente accadendo. In questo saggio[1], mi permetto di offrire la mia interpretazione della storia recente, basandomi sulle esperienze e conoscenze maturate, che nell’arco degli ultimi 35 anni mi hanno consentito di evitare significativi errori di valutazione e previsione. Tali previsioni a volte si sono rivelate leggermente tardive, ma nella maggior parte dei casi sono state formulate anni o addirittura decenni in anticipo rispetto a quelle della comunità degli esperti.

Oserei affermare che una nuova guerra mondiale è in pieno svolgimento. Le sue origini risalgono al 1917, quando la Russia sovietica si separò dal sistema capitalista. Venne quindi attaccata prima dalle potenze interventiste, poi dalla Germania nazista e da quasi tutta Europa- senza alcun risultato. Il secondo round ebbe inizio negli anni ’50, quando il popolo sovietico, nonostante enormi difficoltà, realizzò la bomba atomica per mettere al sicuro le proprie sovranità e sicurezza, e per raggiungere la parità a livello di armamenti nucleari. Senza rendercene conto all’epoca, scardinammo quindi la superiorità militare europea ed occidentale, fondamento del suo dominio coloniale e ideologico, che per cinque secoli gli aveva consentito di derubare il resto del mondo e cancellare quelle che una volta erano state le civiltà più avanzate del pianeta. Dalla metà degli anni ’50 in poi, l’Occidente subì una sconfitta militare dopo l’altra. L’umanità intraprese un percorso di affrancamento e cominciò a nazionalizzare le risorse che erano state predate dai paesi e dalle corporazioni occidentali. La bilancia del potere a livello globale iniziò a spostarsi verso i paesi non-occidentali.

Allo stesso tempo, le contraddizioni a livello globale iniziarono a emergere in maniera sempre più marcata. Le disuguaglianze a crescere rapidamente. La nuova generazione di occidentali realizzò che avrebbe vissuto in condizioni peggiori dei propri predecessori, anche a causa di una ridotta possibilità di predare e saccheggiare il resto del mondo.

Negli anni ’70 e ’80, il sentimento prevalente in Occidente fu lo sconforto.  Per sopravvivere si tentò quindi la via dell’unificazione. A metà degli anni ’70, venne istituita la commissione trilaterale Stati Uniti-Europa-Giappone. Nel tentativo di ripristinare la propria supremazia, l’amministrazione Reagan incrementò le spese militari e varò il programma “Guerre Stellari”. Cercando di dimostrare di poter ancora prevalere, gli Americani invasero la minuscola e indifesa isola- stato di Grenada, ma non convinsero nessuno.

A quel punto si verificò un vero e proprio colpo di fortuna per l’Occidente: l’Unione Sovietica collassò sotto la spinta dell’erosione ideologica, dell’inefficiente organizzazione socialista dell’agricoltura, dei continui razionamenti di cibo e di generi di prima necessità, delle mostruose spese per il comparto della difesa, di un esercito enorme ma inefficiente, dei sussidi ai paesi alleati, della insensatezza se non addirittura follia e dell’indecisione degli ultimi leader dell’Unione Sovietica.

Il sistema capitalista globale, che stava attraversando un periodo di crisi, ricevette una formidabile iniezione di fiducia: legioni di consumatori smaniosi di effettuare acquisti e un esercito di manodopera a basso costo. La Storia sembrava essere ritornata indietro, ma l’euforia non durò a lungo. Galvanizzato dalla vittoria, l’Occidente commise diversi grossolani errori geostrategici, che consentirono alla Russia di riprendersi, sia sotto il profilo militare che sotto quello spirituale.

Anche lo scontro si intensificò. Obama proclamò la politica dell’“America First” per rivitalizzare la potenza americana. La sua amministrazione aumentò le spese militari e la propaganda antirussa. La Russia cercò di bloccare questo tentativo revanscista reincorporando la Crimea, e fu proprio a quel punto che iniziò la vera e propria isteria. Tuttavia Mosca non seguitò a cavalcare l’onda di questo successo, sperando sempre di raggiungere un compromesso. Si adagiò sugli allori del trattato di Minsk, non accorgendosi di come l’esercito e la popolazione ucraina venivano preparati alla guerra contro la Russia. Seguirono nuove ondate di sanzioni, e una guerra economica venne scatenata durante il primo mandato presidenziale di Trump. La Russia, il nemico di sempre, diventò così l’obiettivo primario di questo tentativo di rivalsa. I seguaci di Trump, comunque, hanno sempre fatto finta di essere pronti al negoziato qualora noi avessimo scaricato la Cina. Venne poi il momento del COVID, quasi sicuramente un’arma collaterale per la nuova guerra mondiale, che però alla fine si è ritorta contro lo stesso Occidente.

Abbiamo esitato a replicare all’offensiva occidentale. Quando lo abbiamo finalmente fatto, nel 2022, abbiamo commesso diversi errori. Abbiamo sottovalutato il desiderio occidentale di annientare la Russia (che sarà anche la causa dell’imminente crollo dell’Occidente), così come di sfidare la Cina e di annichilire ancora una volta la maggioranza del pianeta, che doveva la propria liberazione all’Unione Sovietica/ Russia. Abbiamo sottovalutato la prontezza del regime ucraino alla guerra e il lavaggio del cervello somministrato agli Ucraini. Abbiamo ancora sperato che loro fossero “la nostra gente”, sebbene di queste persone ce ne fossero poche – e col tempo sempre meno – al di là del Dnipro. Un errore ancora più grande è stato quello di cominciare a combattere il regime di Kiev ignorando il fatto che il principale avversario nonché la principale minaccia per la Russia era l’Occidente collettivo – in particolar modo le élites europee, che hanno cercato di distrarsi dai propri fallimenti e di vendicarsi per le sconfitte subite nel ventesimo secolo, specialmente quella subita da Hitler, sotto le cui bandiere la stragrande maggioranza degli Europei aveva marciato. In ogni caso, il nostro errore principale è consistito nell’aver usato solo parzialmente la nostra arma più importante: la deterrenza nucleare, per la quale pagammo con malnutrizione e fame negli anni ’40 e ’50.

Gli Americani hanno lavorato a lungo per fomentare questa guerra, specialmente a partire dall’inizio degli anni 2000, facendo dell’Ucraina la punta di lancia della loro strategia.

E alla fine tutto questo si è concluso con una guerra, l’“Operazione Militare Speciale”, le cui regole ci sono state imposte e abbiamo sostanzialmente accettato: una guerra di attrito contro un nemico economicamente e demograficamente superiore.

Ciò non di meno, nel 2023 e 2024 abbiamo rafforzato la nostra deterrenza nucleare inviando ripetuti segnali politici e tecnico-militari, e aggiornando la nostra dottrina nucleare.

Gli Stati Uniti non avevano alcuna intenzione di combattere per l’Europa, specialmente qualora ci fosse un rischio di escalation nucleare e una minaccia della sua espansione sul territorio statunitense. Hanno perciò iniziato a tirarsi indietro, anche durante la presidenza Biden, per evitare uno scontro diretto, continuando allo stesso tempo a trarre profitti dalla guerra attraverso le spese degli Europei per gli armamenti. Trump, nonostante il suo blaterare di pace, ha praticamente fatto lo stesso, incassando i profitti della guerra mentre evitava il confronto diretto con la Russia.

Finora questa guerra è stata condotta apertamente su due fronti. Gli Americani hanno provocato una guerra in Europa e in seguito, com’era prevedibile, messo a ferro e fuoco il Medio Oriente- stavolta con il pretesto di distruggere il potenziale nucleare iraniano. Non si parla più di estendere le “aree di democrazia”. L’intento è alquanto ovvio- allargare il conflitto in Medio Oriente verso l’Asia meridionale e sud-orientale, e verso il Nordafrica. La prevedibile (e pianificata) interruzione delle forniture di carburanti e fertilizzanti condurrà inevitabilmente a un calo nella produzione alimentare. Altre aree del mondo saranno destabilizzate. Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno destabilizzando il loro cosiddetto “estero vicino”: il colpo di stato in Venezuela, l’embargo a Cuba.

Sebbene si possa apprezzare Trump per la sua schiettezza, egli si dimostra sprezzante verso il diritto internazionale. Alcuni ancora (comprensibilmente) sperano nel “negoziato”, ma con chi? Con lui? Con quelli che prenderanno il suo posto? (Anche se il dialogo con una grande potenza nucleare è realmente necessario).

Al di là del desiderio occidentale di rivalsa, ci sono altresì ragioni più profonde per l’attuale guerra mondiale. Una è l’esaurimento dell’attuale (ora informatizzato) capitalismo globale, che ha smarrito i suoi fondamenti etici. Ciò dipende da consumi sempre crescenti, che minano le fondamenta stesse della vita umana, causando inquinamento ambientale e cambiamento climatico. Il consumo sfrenato, amplificato da un liberismo/ individualismo esasperato, sta diventando un’evidente minaccia per gli esseri umani intesi come esseri pensanti che si riconoscono come esseri creati a immagine e somiglianza di Dio e che aspirano a mettersi al servizio del prossimo. Al momento, nessuna risposta chiara è stata trovata a queste due minacce, oppure, nessuno vuole trovarla. La mancanza di queste risposte è la causa più profonda dell’attuale crisi sistemica del mondo contemporaneo.

Washington resta ancorata ai suoi obiettivi strategici di lungo corso: prevenire la rinascita della Grande Eurasia, specialmente ora che questa sarebbe sotto la guida di Russia e Cina (non solamente la Russia Zarista/ sovietica, come temevano gli Anglosassoni).

L’obiettivo è quello di destabilizzare l’Europa, il Medio Oriente, e quindi le altre regioni dell’Eurasia e dell’Africa, e finalmente- con un po’ di fortuna, o grazie alla nostra stupidità o debolezza- distruggere la Russia, così da potersi finalmente confrontare con la Cina e ancora una volta annichilire la maggioranza del pianeta.

Gli Stati Uniti hanno abbandonato qualsiasi parvenza di civiltà, giustizia, ordine e legalità. Catturano e uccidono i capi di stato che si oppongono loro, e appoggiano aggressioni e perfino genocidi commessi dai suoi vassalli. Guardate quello che è stato fatto ai Palestinesi a Gaza.

Non avendo incontrato una ferma opposizione, gli Stati Uniti hanno innescato una guerra mondiale senza limiti- lasciandosi tuttavia aperte le vie di fuga. Mentre blatera dello “spirito di Anchorage”, Washington desidera prolungare il conflitto in Europa, continuare a prosciugare la Russia, e tagliare le vie di rifornimento alla Cina.

Le strategie e le politiche statunitensi suscitano sdegno e potrebbero innescare una deflagrazione globale. Gli Stati Uniti ora si stanno affrettando a riguadagnare la superiorità militare gonfiando la già ipertrofica spesa militare della metà- un incremento senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale in poi.

La politica di Trump è, in effetti, a modo suo piuttosto razionale, nonostante tutte le giravolte con le quali si è mascherata. E resterà molto pericolosa, fino a che gli Americani non incontreranno una resistenza decisa. Finora la Russia si è guardata bene dal farlo, fingendo persino di voler negoziare. O forse voleva davvero negoziare? Ogni speranza per un negoziato è infondata, o anche peggio, considerata l’attuale situazione generale degli Stati Uniti e la situazione interna. Con chi dovremmo trattare, e a proposito di cosa? Come può un Paese che ha ingaggiato uno scontro economico contro la Russia, aiutare lo sviluppo economico della Russia?

L’”Operazione Militare Speciale” ha fatto venire allo scoperto diversi traditori della nostra patria, e smascherato le posizioni di vari compradores[2] e dei loro scagnozzi. Ma non abbiamo ancora compreso la vera essenza di questo scontro. Non si tratta di conquistare città in Ucraina, ma si tratta di chi vincerà un conflitto esistenziale: l’Occidente, o noi e la maggioranza del pianeta? Oppure l’attuale civiltà umana – per quanto imperfetta e per quanto degradata (specialmente in Occidente) perirà tra le fiamme di un’apocalisse termonucleare?

Con (la maggior parte degli) Europei, la questione è ancora più semplice ma persino peggiore. Le loro élites sono moralmente e intellettualmente degenerate, avendo abbandonato quasi tutto quello di buono che c’era in Europa. Hanno fallito ovunque, preferito l’isteria bellica, creato per loro stessi un nemico artificiale, e si stanno anche preparando alla guerra. Uno potrebbe anche sorridere dei loro tentativi di creare un Reich europeo militarizzato, così come lo pianificò la Germania agli inizi del XX secolo, e poi i nazisti negli anni ’30 e ’40. Non avranno successo. Tuttavia, possono ancora contare su ingenti capitali e su una popolazione numerosa, inclusi immigrati, popolazioni povere dell’Est Europa, e rifugiati dall’Ucraina. Così, il branco di iene europeo è molto pericoloso, e lo diventerà sempre di più. L’élite europea attuale sta rivelando nuovamente lo spregevole ma abituale volto del sub-continente, come principale concentrato di tutte le peggiori amenità del genere umano: guerre infinite (incluse due guerre mondiali scatenate nell’arco di una sola generazione), colonialismo, razzismo, genocidi seriali, e ideologie antiumane.

Questa “élite” deve essere fermata, possibilmente prima che ci vadano di mezzo degli innocenti. Ma questi “innocenti” una volta hanno già scelto Hitler, Mussolini, e consimili, e ora obbediscono alla feccia di Bruxelles e di Berlino, che sta spingendo il continente verso una colossale guerra e verso il suicidio.

Ma in questa corsa verso il precipizio l’Europa sta trascinando anche gli altri, e condurrà anche noi se non cambieremo il nostro approccio verso la guerra che l’Occidente sta provocando e imponendo al mondo intero. Il declino dell’Occidente non dovrebbe condurre alla morte della civiltà umana, per non parlare del nostro Paese.

Il riarmo europeo convenzionale e nucleare dev’essere fermato. Macron e quelli della sua risma devono essere disarmati. Quando egli parla di estendere l’ombrello nucleare anche ad altri Paesi, il popolo francese dovrebbe sapere che sta mentendo spudoratamente. Sin dalla metà degli anni ’50, persino gli Stati Uniti non avevano mai avuto realmente intenzione di utilizzare la deterrenza nucleare a beneficio dell’Europa. E se Macron non sta mentendo, allora il popolo francese dovrebbe ricordare il proprio passato rivoluzionario e ghigliottinarlo come un traditore pronto a sacrificare Parigi o Lione per Berlino o Poznan.

In ogni caso, cerchiamo di essere realisti: se il degrado dell’èlite europea fosse destinato a persistere, Macron potrebbe essere seguito da qualcuno ancora più dissennato di lui.

La Russia dovrebbe rapidamente incrementare le proprie capacità operative e strategiche nucleari, in modo che Francia e Gran Bretagna sappiano che qualora intendessero usare armi nucleari contro la Russia, o trasferirle a chicchessia, saranno molto semplicemente cancellate dalla faccia della Terra. Dio non voglia, naturalmente.

Ripeterò ciò che ho affermato in altri articoli: considerato la rapida degenerazione dell’èlite europea, le armi nucleari dovrebbero essere loro tolte, prima o poi. Quando Gran Bretagna e Francia hanno acquisito armamenti nucleari, erano guidati da leader responsabili e ragionevoli. Politici così oggi non ce ne sono più. Per il bene di tutti, le scimmie non possono possedere delle granate.

 

Cosa bisogna fare?

Dobbiamo capire e accettare il fatto incontestabile che siamo stati trascinati in uno scontro esistenziale che minaccia direttamente il nostro Paese e, nel medio periodo, tutta l’umanità.

La risposta è ovvia: orientare il nostro pensiero politico ed economico verso la militarizzazione, e il concentramento sulla difesa. Non un’insensata corsa verso un riarmo illimitato come venne perseguito ai tempi dell’Unione Sovietica. Ma tutte le nostre decisioni a livello ideale, economico, di politica interna, devono essere orientate verso non solo la nostra sopravvivenza, ma soprattutto verso la vittoria nella guerra mondiale che sta per essere imposta a tutto il genere umano.

La vita e lo sviluppo di ogni essere umano, e di tutta l’umanità nella sua interezza, sono determinate da uno stato mentale (ideologia), dalla forza (capacità militare), e dal benessere (l’economia), la quale è necessaria, ma il cui esatto compito è quello di essere al servizio della forza e dello spirito di un Paese e del suo popolo.

Nel prossimo futuro, la Russia dovrebbe essere governata non tanto dai civili, quanto dai militari, il che sta già avvenendo, considerato che i posti chiave sono occupati da uomini provenienti dai servizi di sicurezza. Questo processo va accelerato.

I nostri amici cinesi, nonostante le loro cautele e la loro volontà di procrastinare il conflitto -fattore che ha generato qualche malumore e finanche sospetto nel nostro Paese – hanno già iniziato a prepararsi per un conflitto di ampia portata, anche solo allo scopo di scongiurarlo. Hanno stoccato riserve strategiche, adottato piani di mobilitazione, e rimpiazzato gli uomini al comando[3]. Raramente abbiamo visto questi processi all’interno del nostro Paese, fatta eccezione per alcune politiche a livello nazionale, che si sono rivelate utili ma non direttamente orientate allo scopo di preparare o vincere la guerra. Per esempio, cosa è stato fatto per rafforzare la difesa nazionale? Lo ribadisco, siamo il primo obiettivo nella guerra mondiale che è stata scatenata. La Cina è quello successivo. L’Occidente si confronterà con la Cina solo dopo averci indebolito o rovesciato. E per fare questo, sta mettendo a ferro e fuoco il mondo attorno a Russia e Cina.

È finalmente giunto il momento di separarci, anche se con un secolo e mezzo di ritardo, dall’eurofilia e dall’occidentalismo. Nelle circostanze attuali e in quelle future, una mentalità e un comportamento di questo tipo sono ormai terribilmente obsoleti, sono diventati sinonimi di inferiorità mentale e depravazione morale. La “Epstein élite” non ha nulla a che vedere con noi. L’Occidente sarà una fonte non solo di minacce militari e di ostilità, ma anche di infezione morale e antiumana. Questo non significa rinnegare tutto ciò che di buono e positivo ha apportato alla nostra civiltà l’iniezione di cultura occidentale promossa da Pietro il Grande. Né dovremmo completamente separarci dalle popolazioni che vivono in Occidente -non tutti sono moralmente degenerati e bugiardi.

Ci sono ancora persone oneste lì, nonostante molte menti siano ormai ottenebrate da una propaganda che farebbe impallidire quella di Goebbels nella sua interezza. Non dovremmo liquidare tutti i paesi occidentali. Negli Stati Uniti i germogli della normalità non sono stati ancora completamente recisi, per quanto disumane, orribili, disgustose siano le loro politiche attuali. Tali germogli possono ancora essere rinvenuti anche nell’Europa Centrale e Meridionale, la quale alla fine potrebbe unirsi alla più grande Eurasia, la parte sana dell’umanità. Non dovremmo essere come le élites europee, che stanno fomentando una cieca russofobia, preparando le loro società alla guerra, e trascinandoli in uno stallo morale e intellettuale. Quando (e prima sarà, meglio è) saremo costretti a distruggere la vecchia -specialmente nordoccidentale, calvinista – Europa, non dovremo buttare il bambino con l’acqua sporca. Dovremo preservare e incoraggiare le buone pratiche europee. Ma alla fine dovremo comprendere che noi non siamo originariamente uno stato europeo, ma un grande stato-civiltà eurasiatico.

Le origini esterne della nostra storica cultura spirituale discendono dal Sud – dalla splendente Bisanzio, dalla Palestina, e dalle civiltà musulmane e buddiste. E le nostre origini politiche esterne derivano dal grande Impero mongolo. È molto tempo che abbiamo compreso noi stessi e abbiamo iniziato a vivere a modo nostro, così come siamo stati destinati dalla Storia e dalla geografia, osservando il mondo dal centro e dal nord dell’Eurasia, non dalla sua propaggine occidentale.

Un’istanza difficile ma urgente è ripristinare le nostre caratteristiche migliori: la fede e la tensione verso uno spirito più elevato e verso l’amore. La civiltà europea ha ucciso Dio. Tale circostanza si verificò anche in Russia, quando ci venne imposta l’ideologia comunista europea, atea e senza Dio. Ma la cosa più importante è che senza fiducia e speranza nel meglio, senza considerarsi come parte della Storia e di una Nazione e di una Cultura, una persona non è più un essere umano, ma un animale inferiore, così come la moderna civiltà occidentale lo sta spingendo a diventare.

Stufi della tendenza all’uniformità del modello comunista, la società e parte dell’élite dominante abolirono la parola “ideologia”. Sembrò anche che una parte dell’élite non volesse un’ideologia che non fosse quella liberale o occidentale. Ma i grandi Paesi non possono essere creati senza un nucleo spirituale e senza una piattaforma ideologica, e scomparirebbero se le perdessero. La storia è un cimitero di potenze che hanno smarrito il loro nucleo originario.

Per due volte siamo quasi spariti, abbiamo perso la fede in Dio, nello Zar, e nella Madrepatria all’inizio del XX secolo, e in seguito abbiamo smarrito la fiducia nel comunismo al termine di questo.

Non è necessario che un’ideologia sia esplicitamente definita come tale, né che abbia carattere vincolante. Un cittadino russo dovrebbe avere libertà di opinione e di scelta- nella misura in cui non rechi danno al prossimo. L’ideale russo[4] dovrebbe essere obbligatorio soltanto per coloro i quali ambiscano a un riconoscimento pubblico o al diritto a governare. Ma questo ideale dev’essere instillato fin dall’infanzia, così come l’ideale di essere al servizio della famiglia, della società e di Dio. (La fede in Dio non può essere imposta, ma dovrebbe essere incoraggiata. La fede in Dio, o in qualunque modo Lo si chiami, è la caratteristica più umana in un essere umano).

Dobbiamo quindi sbarazzarci delle illusioni dell’economicismo, siano esse di stampo marxista o liberale. Definire una persona “animale economico”, e rivendicare l’assoluta priorità del suo interesse economico, lo riduce infatti al livello di animale.

Dobbiamo sviluppare e implementare un nuovo modello economico- un modello post-capitalista, basato sull’iniziativa e l’interesse personale, ma che sviluppi ciò che di meglio c’è nell’essere umano, preservando la sua natura, e unificando questi due fattori in quello che mirabili pensatori russi hanno definito la “noosfera”. L’economia, compresi gli affari, dovrebbe essere al servizio dell’uomo e della Terra, non sopprimerli, come avviene attualmente con il capitalismo, che ha completamente smarrito le sue radici etiche.

La Cina si è avvicinata molto a questo modello. Ma noi non dovremmo emulare la sua esperienza, per quanto possa risultare utile. Ci sono molti elementi, nelle nostre passate esperienze imperiali prima e sovietiche poi, che possono essere modificati e adattati.

In un mondo dove i conflitti geopolitici si stanno intensificando, in un mondo che è stato spinto verso una guerra mondiale, è impossibile sopravvivere, per non dire vincere, senza una pianificazione di lungo termine e una stretta osservanza di questa.

Abbiamo bisogno non solo di una piattaforma ideologica orientata al futuro -un Ideale russo- ma anche di una serie di macro-progetti onnicomprensivi realizzati per infuocare il paese con un’energia creatrice.

Primo fra tutti è la “Siberizzazione della Russia”, il trasferimento del centro dello sviluppo ideologico, economico e politico alla Russia asiatica, ad esempio in Siberia. Il futuro è lì. Dovremmo concludere il nostro “viaggio” in Occidente il prima possibile, poiché le uniche cose che ormai ci trattengono lì sono le minacce e i miasmi della decadenza. Dal momento in cui l’Europa è tornata alla sua vocazione primigenia, quella di essere la fonte di tutte le guerre e di tutti i problemi, un rafforzamento militare e uno spostamento verso Oriente sono altresì necessari per ragioni strategiche e militari.

Lo spostamento verso la Siberia è uno spostamento verso noi stessi, verso ciò che è realmente il nostro carattere nazionale più autentico, verso un futuro non-occidentale. Dobbiamo immediatamente iniziare la ricerca di un luogo dove stabilire una terza capitale in Siberia, e dove trasferire alcune delle funzioni capitali alle città siberiane.

 

La politica estera e di difesa ha bisogno di una seria modernizzazione

Primo. Dobbiamo comprendere che le profonde contraddizioni insite nell’attuale sistema economico globale, che stanno distruggendo la vera essenza dell’uomo, mettono in pericolo l’intera civiltà umana. Perseverare con queste mezze misure in Ucraina rischia di sfiancare il nostro Paese, e minare il crescente risorgimento della sua potenza e del suo spirito.

Secondo. In nome dello “spirito di Anchorage”, potremmo discutere una tregua. Ma dobbiamo comprendere che, fondamentalmente, una pace a lungo termine e una prospettiva di sviluppo -per il nostro paese e per tutto il genere umano- sono impossibili da raggiungere senza prima aver soppresso la smania di rivalsa dell’Europa occidentale. Per raggiungere questo scopo, dovremo distruggere il regime di Kiev, e liberare le regioni orientali e meridionali dello pseudo-stato ucraino, di cui Mosca necessita per ragioni di sicurezza. I nostri coraggiosi soldati e comandanti sul campo possono e devono continuare ad avanzare. Ma dobbiamo capire che una guerra mondiale non può essere vinta attraverso una moderna guerra di trincea. Questa è una strada che porta alla sconfitta, o comunque alla perdita di centinaia di migliaia dei nostri migliori uomini, di cui abbiamo bisogno per combattere, vincere, e costruire un mondo migliore nel prossimo futuro, che sarà estremamente pericoloso e difficile anche senza la guerra in Ucraina. 

Terzo. È impossibile concludere vittoriosamente l’attuale conflitto in Ucraina, per non parlare di prevenire la sua escalation verso una guerra termonucleare globale, senza fare affidamento su un incremento qualitativo della deterrenza nucleare. Per fare ciò, dobbiamo smettere di blaterare di “limitazione degli armamenti”, sebbene accordi su una gestione congiunta della deterrenza nucleare e di una stabilità strategica siano utili e persino necessari. Dobbiamo accelerare la produzione di missili e altri sistemi balistici a medio raggio e strategici, come deterrenza verso il tentativo occidentale di riguadagnare una superiorità nei nostri confronti. I nostri nemici devono sapere che superiorità e impunità sono incompatibili. Gli armamenti nucleari, in buona quantità e con una corretta dottrina di utilizzo, riducendo la spesa militare convenzionale, rendono impossibile il raggiungimento della superiorità non-nucleare. I nostri Burevestnik, Oreshnik, e altri vettori ipersonici dovrebbero convincere loro che le loro speranze di vittoria sono vane oltre che suicide. Una nuova generazione di armamenti dev’essere predisposta per dissuadere gli Americani dalle loro fantasie riguardanti il riguadagnare una superiorità e imporre la loro volontà con la forza. 

Incrementare la flessibilità del nostro arsenale nucleare dovrebbe ricordare a tutti che è impossibile sconfiggere una grande potenza dotata di armamenti nucleari attraverso armamenti convenzionali o anche attraverso una guerra condotta con droni. Ma dobbiamo comunque evitare la dispendiosa e pericolosa insensata idiozia di Americani e Sovietici nell’accumulo di armamenti nucleari degli anni ’60. I nostri potenziali nemici devono sapere che una corsa agli armamenti è insensata e perfino suicida. Un dialogo su questa questione, almeno con gli Americani, dovrebbe essere instaurato.

Bisogna prevenire una guerra condotta con droni, una guerra biologica, o anche una guerra informatico-digitale, facendo un affidamento sempre maggiore su armi che possono stroncare sul nascere qualunque istigatore di tali tipologie di conflitto. Allo stato attuale, solo gli armamenti nucleari possono fare questo, purché noi siamo pronti ad usarle e a generare nuovamente il timore che questo avvenga.

Inoltre, per frenare Washington, che ha smarrito qualunque senso del limite, dovremmo rivedere la nostra dottrina militare nell’ottica di certificare la nostra reale prontezza a colpire gli interessi esteri statunitensi ed europei qualora l’Occidente persista nel suo tentativo di scatenare un conflitto mondiale.

L’Occidente è molto più dipendente di noi da attività estere, basi, e quindi vulnerabile da un punto di vista logistico e di comunicazioni. Il nemico dovrebbe riconoscere la propria vulnerabilità e comprendere che noi ne siamo al corrente.

Dovremmo fare tesoro dell’esperienza dell’Iran nel difendersi dall’attuale aggressione israelo-americana. Tehran ha colpito i punti deboli del nemico, che è caduto nel panico e ha fatto un passo indietro. I cambiamenti nella dottrina e nella struttura militare, la crescente capacità di colpire in maniera asimmetrica, avranno come effetto la deterrenza e la riduzione a più miti consigli dell’avversario, che ha perso il controllo e si è lanciato o sta per lanciarsi in rischiosi azzardi.

Dovremmo rivedere gli obiettivi prioritari per gli attacchi preventivi (prima con armamenti convenzionali e poi, se assolutamente necessario, con quelli nucleari). Questi dovrebbero includere i centri di comunicazione, controllo e logistica, le basi militari e -punto cruciale- i luoghi dove l’élite si annida. Queste élites dovrebbero essere private del loro senso di impunità, e sapere che, se continueranno la guerra contro la Russia -o peggio ancora se la fomenteranno, orizzontalmente o verticalmente- colpi letali saranno sferrati contro di loro e contro coloro che li circondano. Per rafforzare questa deterrenza, dovremmo accelerare la creazione e la sperimentazione di armamenti nucleari e convenzionali in grado di penetrare grandi profondità. Gli squilibrati leader -specialmente quelli europei- dovrebbero sapere di non essere al sicuro nei loro bunker o su qualche isola. Il nostro Ministero della Difesa ha di recente pubblicato una lista di aziende europee che producono armi per il regime di Kiev; questo potrebbe essere un piccolo passo in avanti nella giusta direzione.

Ora l’élite occidentale fa finta che la Russia stia minacciando di farlo, ma in realtà non lo teme, sicura com’è che la Russia non li punirà mai con armi nucleari. Dobbiamo instillare loro questa paura ancestrale. Forse faranno un passo indietro, o forse i loro padroni del deep State li cacceranno via. Forse la società si ribellerà. Rafforzare la credibilità nucleare della Russia è altresì necessario per risvegliare le società europee dal loro “parassitismo strategico” – ossia la convinzione che non vi sarà alcuna guerra e che tutto si risolverà per il meglio.  Dobbiamo instillare nuovamente uno spirito di auto-conservazione in quelli che hanno dimenticato le loro guerre passate e i loro crimini.  

Chiaramente, una tale politica è assolutamente necessaria nei confronti della Germania. Un Paese che ha iniziato due guerre mondiali ed è colpevole di svariati genocidi, non ha diritto di avere “il più forte esercito d’Europa”, né tantomeno di possedere armi di distruzione di massa. Qualora tentasse di ottenerle, dovrebbe essere distrutto insieme a queste, in modo tale che la Germania non possa rappresentare più alcuna minaccia per la pace. I cittadini tedeschi dovrebbero comprendere questo.

Quarto. Per rafforzare la credibilità della minaccia, dovremmo emendare la nostra dottrina nucleare e specificare che in caso di aggressione (o di aggressione continuata) da parte di uno o più Stati il cui potenziale economico, demografico, e tecnologico supera il nostro, il comando militare russo dovrà avere non solo il diritto, ma anche il dovere di utilizzare armi nucleari. Dovremmo iniziare, naturalmente, con una serie di test. (Non comprendo perché stiamo aspettando che siano gli Americani a cominciare. Stiamo ancora una volta cercando di compiacerli?). Questi test dovrebbero essere seguiti da attacchi convenzionali a centri logistici, centri di controllo, e obiettivi simbolici. Qualora gli avversari continuino con la loro condotta ostile o qualora colpissero a loro volta, dovremmo reagire con una serie di attacchi nucleari concentrati, con una potenza superiore a quella delle armi tattiche, contro basi militari e impianti industriali strategici. Qualora il nemico non capitolasse, dobbiamo essere pronti a passare al livello successivo. Ciò dovrebbe essere evitato se possibile, ma evitarlo richiede che l’èlite impazzita si dia alla fuga sotto minaccia di una distruzione fisica, o che venga rimossa dal potere.

Fare affidamento sulla potenza nucleare è necessario per bloccare sul nascere una guerra di droni. La nostra risposta dev’essere distruttiva. Se, per esempio, missili o droni venissero lanciati dall’Ucraina o dai paesi confinanti dopo un accordo di pace o una capitolazione, coloro che stanno dietro a queste operazioni dovrebbero sapere che la ritorsione – anche nucleare – li raggiungerebbe. Sapere questo dovrebbe metterli in guardia dall’inscenare possibili provocazioni.

Quinto. Al di là dei cambiamenti nella dottrina militare e nelle strutture di forza, vale la pena consigliare il supremo Comandante-in-Capo di nominare immediatamente un Comandante per le Operazioni Militari nel teatro bellico europeo. Questo incarico dovrebbe essere conferito a un generale da combattimento con il diritto e il dovere di usare armi nucleari (a seguito di test e attacchi di avvertimento con armi convenzionali) se necessario. Questa persona (e il suo staff, che dovrebbe essere composto principalmente da combattenti veterani) dovrebbe possedere e dimostrare totale prontezza a una simile eventualità. La Russia ha urgente bisogno di eroi come Kutuzov o Paskevich. Il supremo Comandante-in-Capo dovrebbe ottenere il controllo strategico sulle operazioni militari strategiche, quando necessario.

Sesto. È giunto il momento di abbandonare la visione idiota, della quale beneficiano principalmente gli Americani, che non ci può essere un vincitore in una guerra nucleare, e che l’utilizzo di armamenti nucleari dovrà inevitabilmente condurre a un’escalation a livello globale. Questa visione stride fortemente con la più elementare logica e la reale pianificazione militare. Che Dio ci scampi dall’uso di armi nucleari: morirebbero degli innocenti, e verrebbe meno la convinzione che il loro utilizzo conduca inevitabilmente a una catastrofe nucleare globale (convinzione che ha salvato l’umanità). Tuttavia, una guerra nucleare -Dio non voglia- può essere (facilmente) vinta, specie contro un’Europa sovraffollata e moralmente debole.

L’utilizzo di armamenti nucleari è una vera sciagura. Ma il rifiuto di utilizzarle de facto è una sciagura imperdonabile, mortale e criminale, perché darebbe luogo all’allargamento e all’ingrandimento della guerra mondiale scatenata dall’Occidente. Se non verrà fermata, condurrà alla definitiva distruzione dell’umanità, compreso il nostro Paese. La domanda posta da Vladimir Putin “E cosa ne sarebbe di un mondo senza la Russia?” resta rilevante.

Settimo. Oltre al necessario e ormai tanto atteso ammodernamento delle nostre forze nucleari, e in particolare della dottrina nucleare, sono urgentemente necessari diversi interventi paralleli. Insieme alla Cina, dovremmo aiutare l’Iran a resistere e a vincere. Dovremmo invitare i Paesi del Medio Oriente, incluso Israele (che ha azzerato la propria legittimità), a creare un sistema di sicurezza regionale, sotto l’egida di Russia, Cina, e se possibile India e Pakistan. Queste potenze, a differenza degli Stati Uniti e dei loro vassalli, sono estremamente interessate alla stabilità eurasiatica.

Ottavo. Infine, considerati gli enormi pericoli corsi durante l’ultimo ventennio, caratterizzato da molti conflitti e dai tentativi di rivalsa occidentali, una temporanea (ad esempio, dieci anni, rinnovabili) alleanza difensiva con la Cina dovrebbe essere considerata. Ciò sarebbe utile per bloccare sul nascere ogni tentativo di rivalsa, e anche per fare amichevolmente comprendere alla Cina che non c’è bisogno di raggiungere Stati uniti e Russia nella potenzialità nucleare strategica. La Cina è già avvantaggiata in altri settori, e se le sue capacità nucleari dovessero raggiungere quelle russe, questo potrebbe generare paure e sospetti presso i leader russi futuri, dei quali né Russi né Cinesi hanno bisogno.

Naturalmente, ci sono molti altri provvedimenti che non ho menzionato ma che possono comunque essere considerati e presi nell’intento di prevenire la diffusione di una nuova guerra mondiale e la sua escalation verso una guerra termonucleare globale. Ma la maggior parte- e che siano immediati- dei necessari passaggi qui proposti probabilmente saranno sufficienti a vincere la guerra che sta dissanguando il nostro paese, ricacciare indietro il revanscismo europeo, e (cosa più importante) fermare lo scivolamento verso una catastrofe globale. Questo è un compito storicamente e globalmente urgente. Se non lo porteremo a termine, i nostri discendenti (se qualcuno dovesse sopravvivere) e Dio Onnipotente non ci perdoneranno mai per la nostra codardia e la nostra debolezza mentale.

Alla Russia sono stati concessi vent’anni senza una guerra, ma ora stiamo per attraversare decenni di conflitti imposti dalle dinamiche della Storia. Dobbiamo vincerle, per salvare noi stessi e l’umanità.

E ancora, mentre fermiamo il revanscismo occidentale e l’escalation di una guerra mondiale verso una catastrofe globale, non dobbiamo dimenticare le cause profonde dell’attuale crisi del sistema globale, la più grande nella storia dell’umanità. Queste cause includono l’esaurimento dell’odierno capitalismo, e la sua minaccia alla sopravvivenza dell’Homo Sapiens, una minaccia acuita dall’iperinformatizzazione e altre caratteristiche della civiltà contemporanea. Dirò di più a proposito di questo in altri articoli.

I prossimi articoli riguarderanno i contorni del sistema internazionale che dovrà essere perseguito dopo la vittoria e come evitare l’escalation verso una catastrofe termonucleare globale.

Ma il punto principale ora è comprendere la portata delle sfide sin qui elencate, riunirci, concentrarci, e giocare in maniera decisiva per la vittoria. Se avremo successo, prospereremo come un grande Paese, e ancora una volta avremo salvato l’umanità.

 

* Sergei A. Karaganov Dottore in Scienze Storiche, Professore Emerito, Direttore Accademico della Facoltà di Economia Globale e Affari Internazionali presso la Scuola Superiore di Economia, Presidente Onorario del Consiglio per la Politica Estera e di Difesa. Traduzione dalla versione inglese dell’articolo a cura di Augusto Marsigliante La versione in lingua russa di questo articolo è stata pubblicata in Russia dalla rivista “Global Affairs” il 12 maggio 2026: https://globalaffairs.ru/articles/put-k-pobede-karaganov/

** Traduzione di Augusto Marsigliante


NOTE

[1] Una breve versione in lingua russa di questo articolo è stata pubblicata sul periodico “Profil” il 30 Aprile 2026. https://profile.ru/politics/kak-rossii-pobedit-v-novoj-mirovoj-vojne-1853262/

[2] Fin dal XVI secolo, con il termine comprador i Portoghesi indicavano i mercanti e i loro servitori.

[3] Come riportato da numerosi rapporti nell’ultimo anno o due. Si veda l’eccellente analisi stilata dagli esperti del Centro Comprensivo per Studi Europei ed Internazionali della Scuola Superiore di Economia: Kashin, V.B., Smirnova, V.A., and Yankova, A.D., 2026. The New Great Wall: On the Logic of Chinese Foreign Policy Behavior. Russia in Global Affairs, 24(2), pp. 79-95. https://eng.globalaffairs.ru/articles/china-kashin-smirnova-yankova/

[4] cfr. Karaganov S.A. A Living Dream-Idea of Russia, a Code of the Russian Citizen in the 21st Century [Ideological Foundation of the Russian Civilization State], ed. Lukyanov FA, Malyutin P.N. M.: SWAP, FMEiMP NRU HSE, 2025, pag. 46.).


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