Chiapas: il Papa? No, grazie
Mentre scrivo, papa Benedetto XVI sta compiendo il suo ventitreesimo viaggio all’estero — una visita pastorale in Messico e a Cuba. Fra i temi che il Pontefice Romano affronterà spicca quello, delicatissimo e problematico, dell’annuncio del Vangelo nei due Paesi: povertà, violenza, criminalità e libertà variamente conculcata sono le piaghe che affliggono tradizionalmente il “cortile di casa” statunitense. Tuttavia c’è un’altra spina, poco appariscente ma non per questo meno dolorosa, nel fianco della Chiesa di Roma: ed è il fenomeno delle conversioni di massa — dal cattolicesimo al protestantesimo e addirittura all’islam — che si verificano a decine di migliaia nel Chiapas, la regione messicana nota per essere la culla del movimento zapatista.
Alain Juppé accusato dalla sua stessa amministrazione di falsificare le relazioni sulla Siria
Un alto funzionario francese ha invitato, il 19 marzo 2012, i giornalisti arabi presenti a Parigi, per rivelare loro la battaglia sulla Siria che si sta combattendo nel governo francese, in generale, e nel Quai d’Orsay in particolare. Secondo questa personalità, l’ambasciatore francese a Damasco, Eric Chevallier, la cui ambasciata è stata chiusa ed è tornato a Parigi, davanti ai suoi colleghi ha espresso il suo disaccordo con il ministro. Ha accusato Alain Juppé di non aver considerato le sue relazioni e di aver falsificato le sintesi per provocare una guerra contro la Siria.
Haiti. Una ricostruzione difficile fra poli industriali e colera
A distanza di più di due anni dal terremoto, che ha causato oltre 300 mila vittime e un milione di sfollati, la ricostruzione di Haiti è partita davvero? Dall’autunno scorso, con il nuovo governo guidato da Gary Conille, si sono registrati dei tentativi di rilancio economico del Paese, grazie agli investimenti di diverse multinazionali. Tuttavia, ci si chiede se gli ingenti aiuti umanitari finora investiti non sarebbero bastati per consentire la ripresa del Paese? E, mentre emergono dati inquietanti sui fondi, il colera ha decimato gran parte della popolazione haitiana. Quest’ultima ha manifestato in più occasioni la propria insofferenza nei riguardi delle forze militari dell’UNSTAMIH: infatti, l’attuale svolgimento della missione è stato messo in discussione dalle denunce di violenze e abusi commessi da alcuni militari.
Il ruolo dell’AFRICOM
La geografia politica del Pentagono suddivide il pianeta terra in Comandi, ciascuno dei quali abbraccia una specifica area giurisdizionale di competenza. Fino all’ottobre 2008 il corpo incaricato di occuparsi dell’Africa era l’EUCOM, ma le ribellioni delle popolazioni indigene e l’inarrestabile penetrazione cinese nel continente nero hanno spinto Washington a costituire l’apposito United States Africa Command (AFRICOM), con lo scopo ufficiale di «Sviluppare nei nostri partner africani la capacità di affrontare le sfide per la sicurezza dell'Africa».
Diario di una guerra che non esiste
L’8 marzo abbiamo sentito passare molto vicino il sibilo dei proiettili. L’attacco all’Iran era all’ordine del giorno e ci mancava poco… ma l’opposizione dei militari, sia a Tel Aviv che a Washington ha avuto ragione della virulenza dei “politici”, dei neoconservatori e di altri Likudniki, Netanyahu e Obama in testa. Amano e vogliono la guerra color che non la conoscono e non la praticano che dai loro uffici o sulla carta, scrivendo la storia con la loro penna intinta nel sangue degli altri.
La Siria e la crisi terminale della potenza militare statunitense
De defensa, 20/03/2012
Per le forze armate degli Stati Uniti, la Siria è già una guerra prima di esserla per davvero, anche se non lo...
La Russia e il mondo che cambia – seconda parte
Nella seconda parte del suo articolo sulla politica estera, Putin ha fornito un aggiornamento sulle relazioni della Russia con l'Asia e il nuovo partenariato con la Cina, affronta il problema dello scudo missilistico degli USA, della crisi in Europa e il progetto di Unione Economica Eurasiatica, l'adesione della Russia all'OMC e il soft-power russo nel mondo. La politica estera intesa da Vladimir Putin, dimostrata dalla posizione di Mosca al Consiglio di sicurezza, tiene conto degli interessi della Russia, ma apre anche una via ai paesi che cercano di liberarsi dal dominio imperiale.
Una riflessione su un possibile intervento militare turco in Siria
Questo articolo è una mera riflessione sui rapporti instabili tra la Turchia e la Siria. Benchè di gran lunga migliorati negli ultimi anni grazie...
Il ruolo dei movimenti sociali nello scoppio della “Primavera egiziana”
Le “rivolte” del mondo arabo e quella in Egitto in particolare hanno colto di sorpresa molti osservatori e politologi occidentali. Per anni, la stabilità del Paese, nella quale Stati Uniti e Unione Europea avevano investito ingenti somme e dalla quale dipende la loro capacità di realizzare politiche utili alle strategie occidentali nell’area, non era mai stata messa in dubbio. Gli eventi che hanno dato avvio, il 25 gennaio 2011, alla “rivoluzione egiziana” non solo hanno rivelato ancora una volta la contraddizione esistente tra l’interesse occidentale per la democratizzazione dei regimi arabi e l’interesse alla loro stabilità, ma hanno anche dimostrato che il regime egiziano era molto più fragile di quanto alcuni studiosi occidentali potessero immaginare.
La Russia e il mondo che cambia – prima parte
Réseau Voltaire riproduce l’articolo che il candidato Putin ha dedicato alla sua futura politica estera, sul quotidiano Moskovskie Novosti. In questa prima parte, ha osservato l’erosione del diritto internazionale derivante dall’ingerenza politica dell’Occidente, e presenta l’interpretazione russa della “primavera araba” come una rivoluzione colorata. Torna sulla catastrofe morale e umanitaria risultante dall’attacco alla Libia ed esamina le origini della bellicosità occidentale in Siria. Infine, parla delle sfide per la Russia in Afghanistan e Corea del Nord. Cinque anni dopo il suo discorso alla conferenza di Monaco, rimane fedele agli stessi principi. La Federazione Russa si pone come garante della stabilità globale e del dialogo tra le civiltà, basandosi sul rispetto del diritto internazionale.

















