Su Stalin e la natura sociale della Cina
Venerdì 23 settembre 2011 nella mitica “Sezione Trentanove” di Torino, luogo storico del comunismo critico torinese, Domenico Losurdo ha presentato e discusso il suo saggio su Stalin. Losurdo ha fatto ripetutamente il mio nome, chiarendo le nostre differenze di valutazione, particolarmente su due punti cruciali, la questione di Stalin e la questione della connotazione della natura sociale della Cina del 2011. Tutto questo merita un chiarimento ed un approfondimento, soprattutto per i lettori estranei alla disputa, che hanno però il diritto a precisazioni.
Bahrayn: false prove contro gli attivisti condannati a morte?
Sono emerse nuove prove a sostegno del fatto che il caso del regime del Bahrein contro due attivisti democratici condannati a morte per aver ucciso due poliziotti contenga evidenti falle. Nell’ultimo colpo di scena del controverso processo per omicidio, un impiegato del Ministero dell’Interno ha confessato la non colpevolezza degli uomini in attesa di esecuzione. Il presunto omicidio dei due ufficiali di polizia sarebbe avvenuto nel corso della repressione delle manifestazioni pro-democratiche di inizio anno nel regno del Golfo Persico, alleato degli Stati Uniti.
Destabilizzazione interna ed intervento NATO. Dal Kosovo alla Libia
Il nostro redattore Stefano Vernole, autore di vari libri sul Kosovo, ha tenuto la conferenza Destabilizzazione interna ed intervento NATO: dal Kosovo alla Libia a Benevento, il 24 settembre scorso. L'evento è stato organizzato dall'associazione locale "Millenium" ed introdotto da Orazio Maria Gnerre. Di seguito il video integrale dell'incontro.
Cause e conseguenze dell’allontanamento tra Turchia e Israele
La recente crisi dei rapporti diplomatici tra Turchia e Israele può essere spiegata in diversi modi. Vi sono delle ragioni di carattere geopolitico, ma anche della cause connesse alle strategie in politica estera adottate negli ultimi anni dai gruppi politici al potere ad Ankara e Tel Aviv, intenti a potenziare il ruolo regionale dei rispettivi paesi. La crisi diplomatica s’inserisce, inoltre, in un delicato contesto, connesso alla questione palestinese, alle rivolte arabe e all’attuale situazione in Siria ed Egitto, alla competizione tra l’Iran e l’Arabia Saudita, nonché agli interessi statunitensi nel Vicino Oriente.
Clio Evans: "Cosa ho visto in Libia (e cosa i media hanno taciuto)"
Clio Evans ha incontrato più volte la guida della Jamahiriya libica, Muammar el Gheddafi, e si è recata in Libia anche durante la guerra. L’abbiamo incontrata per conoscere il suo parere sugli eventi in corso. "Molte delle cose che ho visto con i miei occhi - racconta - non sono mai arrivate nelle case degli italiani. Ad esempio le vittime civili della guerra. Noi in un ospedale abbiamo visto molti giovani con le gambe spappolate dalle bombe della Nato, alcuni li abbiamo anche intervistati. Oppure le immagini dei libici dalla pelle scura brutalmente deturpati e massacrati in pubblico dai ribelli, con l’accusa di essere mercenari stranieri. Di queste cose i principali media italiani non hanno mai parlato."
La sedicente democratizzazione siriana: sulle tracce della realpolitik
Analizzare e comprendere le rivolte arabe oggi è diventato molto difficile. Questa difficoltà è in parte dovuta ai mass media che spesso trascurano la specificità di tali rivolte. “Istanze democratiche e richiesta di diritti” è la tesi più diffusa per giustificare la Primavera Araba. Ma c’è di più: i movimenti di protesta non sono tutti uguali e soprattutto non lo sono gli interessi geopolitici delle potenze in gioco. Il caso della Siria è emblematico in questo senso e ancora di più lo è notare come gli USA, ancora una volta, siano riusciti a muovere le proprie pedine in un Paese per loro strategicamente importante.
Tra Egitto e Israele? La politica estera della Turchia nel Vicino Oriente
Una folla di diverse migliaia di persone ha accolto il 12 settembre scorso Recep Tayyip Erdogan al suo arrivo al Cairo. Il primo ministro turco è sempre di più uno dei leader politici più amati della regione. Superato l’iniziale imbarazzo per il “caso siriano”, l’uomo forte di Ankara ha iniziato il suo tour rinnovando gli attacchi all’ex alleato Israele. Che cosa significa questa visita in Egitto per la regione? Un nuovo asse turco-egiziano sta emergendo nel Vicino Oriente, come suggerito da diversi osservatori? Nonostante l’entusiasmo suscitato da questa visita, Turchia ed Egitto restano due potenziali rivali-due leader regionali in pectore il cui momentaneo allineamento è dovuto più che altro all’attuale debolezza e instabilità del gigante arabo nell’immediato dopo-Mubarak.
La Libia e la grande bugia: usare le organizzazioni umanitarie per lanciare le guerre
La guerra contro la Libia è costruita sulla frode. Il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha approvato due risoluzioni contro la Libia, sulla base di accuse non provate, in particolare che il colonnello Muammar Gheddafi avesse ucciso il proprio popolo a Bengasi. L'affermazione nella sua forma esatta è che Gheddafi aveva ordinato alle forze libiche di uccidere 6.000 persone a Bengasi. Tali affermazioni sono state ampiamente diffuse, ma sempre vagamente spiegate. Fu sulla base di questa affermazione che la Libia è stata deferita al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, al Palazzo di Vetro di New York, e cacciata dal Consiglio sui diritti umani delle Nazioni Unite, a Ginevra.
Pronti, partenza …
Nelle acque pericolose della crisi economica internazionale, uno sguardo alla Turchia, attore regionale e mondiale di ormai indubbio valore i cui destini politico-economico sono evidentemente legati a quanto sta accadendo negli ultimi mesi, in particolare. Ecco alcune considerazioni sullo stato effettivo dell'economia turca.
E ora tocca alla Siria
Se la somiglianza tra i devastanti scenari di cambio di regime in Iraq e Libia è di qualche indicazione, il futuro del governo di Bashar al-Asad in Siria può essere appeso ad un filo sottile. Il nocciolo della questione – sottolinea questo analista – è che il cambio di regime in Siria è assolutamente centrale nei piani degli Stati Uniti per il Medio Oriente. Le poste in gioco sono così intrecciate che una serie di vantaggi strategici potrebbero essere conseguiti in un colpo solo, tra cui come minimo l’annullamento dell’influenza di Russia e Cina nella regione. Questa è un’opportunità che Washington non vuole lasciarsi sfuggire.

















