Dichiarazione del Capo della Direzione Stampa – il Portavoce del Ministero degli Affari Esteri...
Dichiarazione del Capo della Direzione Stampa – il Portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Belarus Andrei Savinykh riguardo alla decisione del...
L’Ucraina entrerà a far parte dell’Unione Eurasiatica a prescindere dalla presenza di Putin
Nonostante tutte le aspirazioni dell’Ucraina di entrare nell’Unione Europea, il suo cammino verso questa coalizione è chiuso – mentre l’Unione Eurasiatica appare come una scelta naturale. Dopo le trattative di giugno con Nikolaj Azarov, il primo ministro della Federazione Russa Vladimir Putin si è vivamente rallegrato per l’adesione dell’Ucraina a un unico spazio economico: “il vantaggio immediato già nel primo anno ammonterebbe a 10 miliardi di dollari… ecco, a voi col prezzo del gas”. Nel novembre del 2011 nel sito di un gruppo del partito “Edinaja Rossija” è stata pubblicata una comunicazione del presidente della Duma Boris Gryslov: “Noi vogliamo vedere l’Ucraina nella futura Unione Eurasiatica e riteniamo che senza la sua presenza l’unione non sarà compiuta”.
Opporsi alla politica delle cannoniere
Il veto cinese al Consiglio di Sicurezza non è una moda influenzata dalla Russia, ma il culmine di una lunga e dolorosa esperienza. È motivato principalmente dal desiderio di sostenere le norme del diritto internazionale. Il professor Li Qingsi mette questa preoccupazione nel suo immediato contesto storico (cambiamenti di regime orchestrati in Nord Africa) e nel lungo periodo (l'occupazione della Cina da parte dell'Occidente e la difficile relazione Cina-USA).
Dopo che la Russia e la Cina hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il 4 febbraio, l'Assemblea generale dell'ONU ha approvato una risoluzione che condanna le violenze in Siria. Anche se non vincolante, farà aumentare ulteriormente la pressione sul governo siriano e apre la porta a un intervento straniero in futuro.
LE ELEZIONI DEL 3 NOVEMBRE DECIDERANNO IL FUTURO DEL KOSOVO?
PREAMBOLO
Il 19 aprile 2013, a Bruxelles, sotto gli occhi vigili dell'Alto rappresentante per la politica estera e di difesa dell'Unione europea Catherine Ashton, il...
Da Lawrence d’Arabia al bluff della Primavera araba: intervista con Franco Cardini
A cura di George Best
La presenza del professor Franco Cardini al Politecnico di Torino è un ottimo motivo per oltrepassare la soglia di quello...
Intervista a Gianandrea Gaiani sulla crisi diplomatica italo-indiana
Il nostro redattore Stefano Vernole ha intervistato per “Eurasia” Gianandrea Gaiani*.
Le domande dell’intervistatore sono in grassetto.
Le chiedo innanzitutto un suo parere su come realmente...
Siria e Iran nel Grande Gioco
Questa estate un alto funzionario saudita ha detto a John Hannah, ex-capo assistente di Dick Cheney, che fin dall'inizio della sollevazione in Siria, il re ha creduto che il cambiamento di regime sarebbe un grande beneficio per gli interessi sauditi: "Il re sa che oltre il collasso della stessa Repubblica Islamica, nulla indebolirebbe di più l'Iran che perdere la Siria".
Questo è oggi il "grande gioco" - perdere la Siria. Ed è così che si gioca: istituire in fretta un consiglio di transizione come unico rappresentante del popolo siriano, indipendentemente dal fatto che abbia delle gambe reali in Siria; alimentare gli insorti armati provenienti dagli stati limitrofi; imporre sanzioni che colpiscano i ceti medi; montare una campagna mediatica per denigrare gli sforzi siriani di riforma, cercare di fomentare divisioni all'interno dell'esercito e dell'elite e, infine, il presidente Assad cadrà - così i suoi fautori insistono.
I colloqui Pakistan-Iran-Afghanistan sono 'un messaggio di sfida' agli Stati Uniti
Con i colloqui trilaterali tra i leader di Iran, Afghanistan e Pakistan in corso a Islamabad, una questione che si pone è che ogni...
Seminario: "Il risveglio del Drago. Politica e strategie della rinascita cinese" – Videoregistrazione
Sabato 18 Febbraio, a Milano, si è svolto davanti ad un folto pubblico il seminario di Eurasia 2011-2012: “Il risveglio del Drago. Politica e...
Il detonatore Kurdistan: autonomia e destabilizzazione
Le truppe statunitensi nel dicembre 2011 lasciano l’Iraq con profonde differenze dal momento in cui lo avevano invaso: se prima vi era un Governo centrale in via di sviluppo, ora sul suolo iracheno troviamo una serrata lotta fra fazioni, un Paese in fase di disgregazione politica e religiosa con un livello di vita di molto inferiore rispetto a pochi anni orsono.
Tale processo di “balcanizzazione” è fondamentale per gli Usa nel tentativo di mantenere il controllo di una zona così importante per l’accesso al cuore del continente eurasiatico (sappiamo di come tale obiettivo sia costante per la strategia angloamericana)

















