La presunta morte di Usama bin Ladin

Usama bin Ladin sarebbe stato ucciso a 50 km da Islamabad, in un complesso abitativo destinato a ufficiali delle forze armate e dell'intelligence del Pakistan, suscitando la sorpresa degli analisti per la presenza del nascondiglio del capo di al-Qaida in una città militare del Pakistan.

La facile risoluzione e i punti oscuri dell’attentato di Minsk

L’attentato dinamitardo che l’11 aprile scorso ha colpito la metropolitana di Minsk, capitale della Bielorussia, è un evento che, a prescindere dalla intrinseca drammaticità, si apre a numerose interpretazioni. Dopo una dettagliata descrizione dei fatti, l’articolo riporta le diverse chiavi di lettura che sono state date al caso, dall’ipotesi un “complotto governativo” dell’opposizione anti-Lukashenko alla “pista islamica”, per poi discutere del particolare interessamento di Mosca negli eventi.

Gli USA, la Siria, e la manipolazione strategica dei media

Da giorni, gruppi misteriosi sparano sui manifestanti e, soprattutto, sui partecipanti ai funerali che fanno seguito allo spargimento di sangue. Da chi sono costituiti questi gruppi? Le autorità siriane sostengono che si tratta di provocatori, per lo più legati a servizi segreti stranieri. In Occidente, invece, anche a sinistra non ci sono dubbi nell’avallare la tesi proclamata in primo luogo dalla Casa Bianca: a sparare sono sempre e soltanto agenti siriani in civile. Obama è la bocca della verità?

«Berlusconi rientrato nel solco della tradizione diplomatica italiana»: D. Scalea all'IRIB

Il nostro redattore Daniele Scalea è stato intervistato giovedì 28 aprile da “Radio Italia”, emissione italiana dell'IRIB, a proposito della decisione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di utilizzare velivoli italiani per missioni di bombardamento contro la Libia. Segue la trascrizione integrale dell'intervista, che può essere riascoltata tramite la registrazione incorporata in questa pagina.

Gli alleati USA nel Golfo: repressione e tortura in Arabia Saudita

Il Dipartimento di Stato degli USA ha recentemente pubblicato il suo “2010 Country Reports on Human Rights Practices”. Sono inclusi i rapporti sui paesi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), che ha appoggiato l'imposizione di una no-fly zone in Libia e ne ha supportato l'attacco da parte degli Stati Uniti e delle potenze europee. Mentre gli Stati Uniti cercano di mascherare l'aggressione imperialista alla Libia in termini "umanitari", i suoi alleati del GCC perpetuano violazioni diffuse dei diritti umani, repressione e tortura nei loro stessi paesi.

La Libia e la nuova Divisione Imperiale dell'Africa

I piani per attaccare la Libia erano pronti da molto tempo. La macchina da guerra imperiale di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia, e dei loro alleati della NATO, è coinvolta in una nuova avventura militare analoga alle vicende che portarono alle guerre contro la Jugoslavia e l'Iraq. La macchina da guerra è stata mobilitata sotto la copertura dell'"intervento umanitario".

Scoperto "l'accordo Libia" fra Stati Uniti e Arabia Saudita

Voi invadete il Bahrain. Noi cacciamo Muammar Gheddafi dalla Libia. Questa, in breve, è l’essenza di un accordo raggiunto fra l’amministrazione Obama e la dinastia saudita. Due fonti diplomatiche, presso le Nazioni Unite, confermano indipendentemente che Washington, tramite il Segretario di Stato, Hillary Clinton, abbia dato il via all’Arabia Saudita di invadere il Bahrain.

"L'Italia conta? Molto poco"

A p. 15 de "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 21 aprile scorso è comparso il seguente articolo, a firma Manlio Triggiani, che presenta il numero 2/2010 di "Eurasia": Italia: 150 anni di una piccola grande potenza. Il numero, per chi lo desiderasse, è ancora disponibile per l'acquisto. Cogliamo l'occasione per ricordare un'offerta riservata ai nostri abbonati, valida ancora per pochi giorni.

Il matrimonio reale inglese e il suo "piccolo sporco segreto" in Bahrain

I reali britannici sono finiti, in questi ultimi giorni, sotto il fuoco della stampa britannica, per aver invitato il principe del Bahrein, che è anche il vice comandante supremo delle forze di difesa del Bahrain. Nonostante la mancanza di copertura nei media mainstream britannici, e occidentali in generale, tuttavia, c'è stata una protesta pubblica in Gran Bretagna per la brutale repressione del movimento pro-democrazia.

La primavera araba e l’Iran

Alla luce di quanto sta accandendo in Nord Africa e nella penisola Araba, non può trascurarsi l'incidenza che tali avvenimenti possono avere in Iran, già lacerato da proteste che non hanno però trovato alcuno sbocco se non la repressione del regime. In un valzer di stagioni che si rincorrono, che sia questo l'inizio dell'autunno iraniano?
error: Tutti i diritti sono riservati.
0
    0
    Il tuo carrello
    Il tuo carrello è vuotoRitorna al negozio