Citiamo un articolo apparso il 29 maggio su “Il Fatto Quotidiano” a cura di Roberta Zunini: il titolo era “Erdoğan usa i giudici per distruggere l’opposizione turca”.

In esso veniva spiegato che “la settimana scorsa, attraverso una Corte d’Appello addomesticata – come ormai tutte – la magistratura ha infatti destituito Özgür Özel dalla presidenza del Partito Popolare Repubblicano (CHP)”. “La motivazione è stata di natura tecnica (sic): una controversia sulle modalità di elezione di Özel al congresso del partito di due anni fa”. Conclusione inevitabile: ‘Erdoğan è a tutti gli effetti un autocrate, se non un dittatore”.

È un articolo esemplare per superficialità e disinformazione; ci siamo purtroppo abituati quando si parla di Turchia e di politica turca. Vediamo dunque di approfondire la vicenda, che è quella dell’annullamento – da parte della Corte d’Appello – del congresso del CHP tenutosi nel novembre 2023; il ricorso per l’annullamento era stato presentato da esponenti del partito quali l’ex sindaco di Antakya, Savaş e altri delegati che denunciavano brogli e irregolarità procedurali a svantaggio dell’uscente presidente del CHP Kemal Kılıçdaroğlu e a favore del presidente eletto, appunto Özgür Özel. La Corte d’Appello – diversamente dai giudici di primo grado – ha riconosciuto fondato il ricorso reintegrando l’ex presidente Kılıçdaroğlu al vertice del partito (come è noto, il partito d’opposizione più votato). Si è pertanto verificata una gravissima frattura interna al CHP, esacerbata da scontri fra i militanti, alcuni dei quali feriti. La polizia è intervenuta per permettere a Kılıçdaroğlu di rientrare nella sede di Ankara, dove si erano barricati Özel e i suoi sostenitori. Kılıçdaroğlu ha avuto parole estremamente dure, pur non nominandoli espressamente, per Özel e per İmamoğlu, l’ex sindaco di Istanbul sotto processo per presunti atti corruttivi di cui diremo fra poco. “Mi scuso pubblicamente – ha detto a militanti ed elettori – per non aver saputo individuare nel CHP gli agenti gulenisti e per non aver rimosso i sindaci corrotti. Chi ha trasformato l’eredità dei nostri antenati in un antipasto da tavola calda? Chi ci ha tradito con meschini calcoli, mosso da ambizioni personali? Chiederò conto a tutti; vi chiedo scusa per aver dato rifugio a quei dissennati che, mentre noi parlavamo di patria, di nascosto cercavano aiuto da potenze straniere”.

Potenze straniere: una realtà evidentemente ben diversa da quella di un atto liberticida del “dittatore” Erdoğan; e piuttosto significativo è anche l’intervento della controparte – Özel – apparso in questi giorni sullo statunitense “Newsweek” e che così rappresenta la situazione: “La crisi democratica in Turchia si sta trasformando in una crisi di sicurezza, con conseguenze che riverberano ben oltre i nostri confini. Quanto sta accadendo in Turchia dovrebbe preoccupare non solo chi apprezza la democrazia, ma anche chiunque abbia a cuore la stabilità a lungo termine dell’Europa, della NATO, del Mar Nero, del Mediterraneo orientale e del Medio Oriente. Se le tendenze attuali dovessero persistere, la Turchia rischia di essere trascinata in una situazione senza precedenti nella storia della NATO”.

L’appartenenza di Özel al movimento creato da Fetullah Gülen (e dalla CIA, potremmo aggiungere) è stata confermata da Enes Uludemir, uomo d’affari di Manisa attivo nella FETÖ (altra sigla definente il movimento gulenista) dal 2005 al 2009, e implicitamente affermata – come abbiamo ricordato – da Kılıçdaroğlu stesso.

Nel frattempo, a marzo è iniziato il processo contro l’ex sindaco di Istanbul İmamoğlu e altri circa 400 imputati, molti dei quali gravitanti nell’area CHP; l’atto di accusa di 3806 pagine contesta fra l’altro – sulla base di testimonianze e di documenti – i reati di corruzione, tangenti, manipolazione di gare di appalto, riciclaggio di denaro (in particolare con voli speciali effettuati verso Londra), associazione a delinquere. Per İmamoğlu l’accusa ha chiesto oltre 2.000 anni di carcere. Ovviamente è impossibile esprimersi qui sulla validità dell’impianto accusatorio – vale per gli imputati, giustamente, una presunzione di innocenza sino al rilascio della sentenza – tuttavia risulta difficile negare l’esistenza di un grosso problema di compatibilità etica all’interno del partito CHP e – a quanto denuncia lo stesso presidente del partito Kılıçdaroğlu – la correlazione con “potenze straniere” da sempre vicine al movimento gulenista.


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Aldo Braccio ha collaborato con “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” fin dal primo numero ed ha pubblicato diversi articoli sul relativo sito informatico. Le sue analisi riguardano prevalentemente la Turchia ed il mondo turcofono, temi sui quali ha tenuto relazioni al Master Mattei presso l'Università di Teramo e altrove. È autore dei saggi "La norma magica" (sui rapporti fra concezione del sacro, diritto e politica nell'antica Roma) e "Turchia ponte d’Eurasia" (sul ritorno del Paese della Mezzaluna sulla scena internazionale). Ha scritto diverse prefazioni ed ha pubblicato numerosi articoli su testate italiane ed estere. Ha preso parte all’VIII Forum italo-turco di Istanbul ed è stato più volte intervistato dalla radiotelevisione iraniana.