In seguito all’interruzione del conflitto e all’inizio del cessate il fuoco, un autorevole centro di sondaggi in Iran (Meta) ha condotto un’indagine chiedendo agli iraniani quali condizioni, qualora non venissero accettate dall’America nei negoziati, dovrebbero spingere l’Iran ad abbandonare il cessate il fuoco e continuare la guerra. In questa domanda, i partecipanti avevano la possibilità di selezionare più di un’opzione.
Secondo i risultati di questa indagine, la “revoca di tutte le sanzioni economiche”, la “garanzia che la guerra non venga ripetuta dall’America” e il “riconoscimento del diritto dell’Iran di controllare il transito nello Stretto di Hormuz”, insieme ad altre condizioni, hanno assunto la massima importanza.
Inoltre, il 39% della popolazione ritiene che l’Iran dovrebbe fermare la guerra solo se tutte le 10 condizioni poste dall’Iran venissero accettate dall’America. Il 34% delle persone che non hanno partecipato alle elezioni del 1403 [2024] ha preso parte ai raduni notturni durante i giorni del conflitto. Il 68% delle persone ritiene che, in caso di mancata accettazione della condizione di “revoca di tutte le sanzioni economiche” da parte dell’America nei negoziati, l’Iran debba abbandonare il cessate il fuoco e continuare a combattere. D’altra parte, una delle manifestazioni più importanti della volontà e del morale del popolo iraniano si osserva nella presenza notturna nelle piazze e nei quartieri delle città; (Meta) ha interrogato gli iraniani in un sondaggio sulla loro partecipazione a questi assembramenti e raduni notturni.
Secondo i risultati di questo sondaggio, il 53% delle persone ha partecipato ai raduni notturni (almeno una volta). Inoltre, il 26% degli iraniani vi ha partecipato ogni notte o quasi tutte le notti. Questo sondaggio è stato condotto il 29 Farvardin 1405 [18 aprile 2026] su un campione di 1118 iraniani di età superiore ai 18 anni in tutto il Paese, sulla piattaforma del panel nazionale Meta.
D’altra parte, i risultati di un nuovo sondaggio Pew negli Stati Uniti (dal 3 al 9 Farvardin [fine marzo 2026]) mostrano l’altra faccia di questo conflitto:
- La principale preoccupazione degli americani riguardo a una guerra con l’Iran è l’aumento dei prezzi della benzina e del carburante; il 69% è preoccupato da questo tema e il 45% si dichiara “molto preoccupato”.
- La maggioranza degli americani è preoccupata anche per i seguenti aspetti: l’invio di truppe di terra americane in Iran, le elevate perdite militari, gli attacchi terroristici sul suolo americano e l’espansione del conflitto al di fuori del Medio Oriente.
- Solo il 31% degli americani è preoccupato per una potenziale carenza di armi per l’esercito americano; questo problema suscita minore preoccupazione rispetto alle altre conseguenze.
- Il 77% degli americani afferma che un’azione militare degli Stati Uniti contro l’Iran è personalmente importante per loro; il 48% ha dichiarato che questo argomento è per loro “molto importante”.
- Riguardo all’operato degli Stati Uniti, l’opinione pubblica è spaccata. Il 45% ritiene che l’America non stia facendo abbastanza per evitare vittime civili. Il 41% afferma che l’America stia facendo sforzi sufficienti.
Fiducia in Trump
Solo il 35% degli americani ha fiducia nella capacità di Donald Trump di prendere le decisioni giuste sull’Iran. Il 64% ha dichiarato di non avere fiducia o di averne poca nelle sue decisioni in questo ambito.
Conseguenze della guerra per il popolo iraniano
Il 36% degli americani ritiene che il popolo iraniano si troverà in una situazione peggiore in seguito a questo conflitto. Il 25% afferma che il popolo iraniano si troverà in una situazione migliore. Il 16% prevede che non ci sarà alcun cambiamento. Il 21% ha risposto di non saperlo. Il 47% dei repubblicani ritiene che gli iraniani staranno meglio in seguito all’azione militare degli Stati Uniti. Solo il 5% dei democratici condivide questa opinione.
Democratici e repubblicani sono entrambi preoccupati per l’aumento del prezzo della benzina, ma l’intensità della preoccupazione è maggiore tra i democratici. Il 79% dei democratici è preoccupato per l’aumento dei prezzi della benzina. Tra i repubblicani, questa cifra si attesta al 59%.
Fiducia in Trump su altri temi di politica estera
La maggioranza degli americani, nel complesso, nutre poca o nessuna fiducia nell’operato di Trump su varie questioni di politica estera. Nel sondaggio, è stato chiesto alle persone di valutare il processo decisionale di Trump in 12 ambiti della politica estera. Non c’è alcun argomento in cui la maggioranza del pubblico abbia fiducia in Trump. Il livello di fiducia più alto registrato riguarda le relazioni tra Stati Uniti e Israele; il 43% si fida di lui in questo ambito. Solo il 32% si fida delle sue decisioni sulla guerra tra Russia e Ucraina.
Tendenza al ribasso della fiducia nel tempo
La fiducia in Trump sulla questione della guerra Russia-Ucraina nel 2024 era del 45%. Al momento di questo sondaggio è scesa al 32%. Anche la fiducia nelle decisioni di Trump su Iran, Cina e Corea del Nord è diminuita. Tuttavia, la fiducia nella sua politica verso il Venezuela è scesa dal 44% di gennaio al 39% al momento del sondaggio.
D’altra parte, il prestigioso istituto “Gallup”, che è tra i centri di sondaggio più famosi al mondo, ha condotto un’indagine nella seconda metà di Esfand 1404 e nella prima metà di Farvardin 1405 [marzo-aprile 2026] in 15 Paesi, esaminando le opinioni dei cittadini in merito alla “Guerra del Ramadan”. Questi Paesi includono:
- Turchia, Pakistan, Giappone, Corea del Sud e Filippine in Asia
- Germania, Spagna, Svezia, Svizzera, Portogallo, Serbia, Slovenia e Croazia in Europa
- Colombia e Messico in Sud America
Una domanda particolarmente interessante in questo sondaggio internazionale riguarda la possibilità che Washington e Tel Aviv abbiano successo nel rovesciare la Repubblica Islamica, i cui risultati si possono osservare nella Tabella numero 3.
Successo di America e Israele nel rovesciamento (del sistema)
|
Paese |
Sì |
No |
Senza risposta |
|
Turchia |
14 |
72 |
14 |
|
Pakistan |
21 |
73 |
6 |
|
Giappone |
12 |
48 |
40 |
|
Corea del Sud |
27 |
51 |
22 |
|
Filippine |
35 |
31 |
34 |
|
Germania |
20 |
50 |
30 |
|
Spagna |
26 |
53 |
21 |
|
Svezia |
22 |
49 |
29 |
|
Svizzera |
14 |
50 |
36 |
|
Portogallo |
30 |
38 |
32 |
|
Serbia |
13 |
32 |
55 |
|
Slovenia |
15 |
43 |
42 |
|
Croazia |
7 |
44 |
49 |
|
Colombia |
30 |
25 |
45 |
|
Messico |
31 |
36 |
33 |
Tabella 3 – La possibilità di rovesciare la Repubblica Islamica attraverso la guerra dal punto di vista dell’opinione pubblica (i numeri sono in percentuale)
Come è evidente, in Turchia e Pakistan – Paesi in cui sia lo spazio mediatico è stato più allineato con l’Iran, sia vi è una maggiore popolazione musulmana, oltre a un’esperienza geograficamente più ravvicinata e tangibile della “Guerra del Ramadan” – non vi è alcun dubbio sul fallimento dell’America e del regime di occupazione di Gerusalemme [Israele]. Tuttavia, negli altri Paesi, oltre all’aspetto geografico (che forse ha inciso sulla mancanza di una presenza efficace e costante dei loro media e giornalisti sul campo), sebbene da un terzo a metà della popolazione ritenga che il nemico fallirà nel rovesciare la Repubblica Islamica, una parte significativa nutre dei dubbi in merito.
In primo luogo, questo stesso dubbio – specialmente quando una superpotenza o presunta tale è coinvolta da una parte, e affida il “lavoro sporco” a una delle prime otto potenze militari e aeree del mondo – dimostra che il rigido regime dell’egemonia globale è sull’orlo del collasso, poiché non si può più affermare con certezza che tutto ciò che esso desidera si realizzerà. In effetti, il messaggio del popolo iraniano per il mondo del ventunesimo secolo – un mondo che avrebbe voluto dimenticare le amare esperienze del ventesimo secolo e delle due guerre mondiali – è proprio questo: dobbiamo passare da un ordine mondiale dominato dalle superpotenze verso le potenze locali e, naturalmente, verso una leadership morale piuttosto che basata sulla forza. In secondo luogo, la relazione tra le posizioni dei governi e la configurazione dell’opinione pubblica risulta più chiara: i governi non possono più limitarsi a seguire le politiche fallimentari dell’America solo per il fatto di essere membri della NATO o di essere in Europa, e sono costretti a pensare alla propria salvezza e, naturalmente, all’indipendenza di giudizio.
Questo articolo è coperto da ©Copyright, per cui ne è vietata la riproduzione parziale o integrale. Per maggiori informazioni sull'informativa in relazione al diritto d'autore del sito visita Questa pagina.















