Eurasia intervista Paolo Sensini sulla Libia

Abbiamo intervistato Paolo Sensini, autore dell’opera “Libia 2011” . Un saggio molto interessante che offre nella prima parte un’agile narrazione di cento anni di storia libica incastonati fra due eventi luttuosi per il paese: la guerra coloniale italiana del 1911 e l’intervento umanitario (rectius neocoloniale) del 2011. La seconda parte è invece una disamina ben documentata degli eventi legati proprio all’intervento militare scaturito dalla Risoluzione ONU 1973, corredata anche dalla testimonianza diretta dell’autore, giunto in Aprile nei luoghi del conflitto e partecipe dei lavori della commissione d’inchiesta sui fatti di Libia (Fact Finding Commission on the Current Events in Lybia).

"Contro l'Italia una guerra finanziaria". Intervista all'on. Biancofiore

L'onorevole Michaela Biancofiore, imprenditrice e politica altoatesina, è rappresentante della Campania alla Camera dei Deputati e segretaria della Commissione Affari Esteri e Comunitari. L'8 novembre scorso ha denunciato quello che a suo avviso sarebbe un «disegno internazionale che sta dietro la speculazione sui nostri titoli» e mirato a «impoverire gli italiani». Enrico Verga l'ha intervistata per noi.

USA e Israele: "Radio Onde Furlane" intervista Francesco Brunello Zanitti

Francesco Brunello Zanitti, ricercatore dell’IsAG, è stato intervistato lo scorso 11 novembre da Mauro Missana, direttore di “Radio Onde Furlane”, a proposito del suo libro Progetti di egemonia. Neoconservatori statunitensi e neorevisionisti israeliani a confronto. La maggior parte delle trasmissioni sono in friulano. Oltre ad essere ascoltata in tutta la regione Friuli-Venezia Giulia, “Radio Onde Furlane” raggiunge anche i numerosi emigranti friulani presenti in Argentina, Canada e Australia, grazie ai collegamenti streaming presenti sul sito ufficiale dell’emittente.

L'Arabia Saudita gioca un ruolo chiave nell'alleanza anti-iraniana degli Stati Uniti

Il ruolo chiave dell'Arabia Saudita nel tentativo di destabilizzare il regime baathista di Bashir Assad, è al centro del tentativo di Washington di mettere insieme una alleanza anti-iraniana, più in generale, volto a reprimere le masse mediorientali. L'Arabia Saudita, principale produttore ed esportatore di petrolio al mondo, ha le maggiori riserve di petrolio conosciute al mondo. Questo ha portato una ricchezza incalcolabile alla famiglia regnante saudita e ai suoi oltre 20.000 capi. La Casa dei Saud mantiene il potere con un sistema di repressione brutale che vieta ogni protesta pubblica, sciopero e manifestazione di dissenso, combinata con la sua difesa di una versione estrema dell'Islam sunnita, il wahhabismo.

Siria, la porta strategica dell'Occidente per la supremazia militare globale

La Lega degli Stati Arabi (Lega Araba) ha sospeso la partecipazione della Siria all'organizzazione il 12 novembre, come fece con la Libia il 22 febbraio di quest'anno. Nel caso della Libia, la cui appartenenza è stata reintegrata dopo che la NATO ha bombardato per mettere al potere i suoi ascari, alla fine di agosto, all'epoca gli Stati membri di Algeria e Siria si erano opposti all'azione, ma si piegarono al consenso sotto la pressione da parte di otto paesi arabi governati da famiglie reali - Bahrain, Giordania, Kuwait, Marocco, Oman, Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, che a tutti gli effetti ora sono la Lega Araba, con gli altri membri formali, sia vittime dei recenti cambi di regime o sia probabilmente oggetto di un simile destino.

"L'Italia sta diventando terra di conquista". Intervista all'on. Polledri

Durante la recente discussione generale sul ddl stabilità – che ha portato alla caduta del Governo – un parlamentare ha concluso così il proprio discorso: «Preferiamo morire in piedi che vivere strisciando, come forse farà – ahinoi – una parte di questo Parlamento. Devo però registrare che quando uno straniero si è presentato in questo paese due “schioppettate” le ha sempre prese […]. Oggi si presentano da noi e in qualche modo metteranno un'ipoteca sulla democrazia». Si tratta dell'onorevole Massimo Polledri. Daniele Scalea lo ha intervistato per noi.

Bolivia: accordo di reciprocità con gli USA – evoluzione o ritorno al passato?

Di seguito riportiamo la traduzione di un articolo comparso sul quotidiano boliviano LA RAZÓN mercoledì 9 novembre e riguardante il recente accordo bilaterale tra Bolivia e Stati Uniti. Come avvenuto altre volte questi accordi bilaterali nel concreto hanno dimostrato un’asimmetria in favore del Paese maggiormente sviluppato – nel caso specifico gli Stati Uniti. Tale asimmetria si giustifica con una, oggettiva, disuguaglianza nella forza contrattuale delle parti in causa.

Lo stato di eccezione

Qualora il postulato di Carl Schmitt risulti valido e applicabile a qualsiasi situazione politica si evincerebbe il fatto che in Italia regna un sovrano assoluto, impersonato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha fatto leva sulle pesanti pressioni internazionali esercitate dai grandi organi informativi (The Economist, Wall Street Journal, ecc.) di riferimento dei poteri forti angloamericani (Gruppo Rothschild, Rockefeller, ecc.) per proclamare l’assodata “impotenza della normatività” comune e la conseguente apertura di uno stato di eccezione squisitamente politico.

La Siria nel mirino

È in corso un tentativo di stabilire tramite il caos un riassetto del Medio Oriente funzionale agli interessi dell’imperialismo e dei suoi alleati locali. Gli Usa sfruttano la loro ampia esperienza nella strategia di frantumazione delle nazioni puntando su forze endogene disgregatrici. Bisogna avere coscienza che queste forze possono esistere e manifestarsi in qualsiasi paese. Qualsiasi Stato-nazione è composto da elementi più o meno eterogenei e basta un momento di crisi e del volgare mercenariato politico per accendere la miccia. Ancora una volta gli Usa, paladini dell’Occidente, cantori dell’esportazione della democrazia o profeti dello scontro di civiltà a seconda delle convenienze propagandistiche, si alleano con i terroristi islamici contro un paese laico.

“Rovescia il regime, ripudia il debito!”

All’insegna di questo slogan si è svolta la Conferenza promossa dai membri della Campagna popolare per l’estinzione del debito egiziano lo scorso 31 ottobre. Obiettivo della stessa quello di rinegoziare e ripudiare i debiti della nazione, quando provati ingiusti e illegittimi, in base alla dottrina del “debito odioso”. S’intuisce facilmente l’enorme potenziale di tale principio, una volta applicato a istituzioni internazionali quali Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale.
errore: Tutti i diritti sono riservati.
0
0
Il tuo carrello
Il tuo carrello è vuotoRitorna al negozio